Evilenko, il comunista che mangiava i bambini
Il vuoto pneumatico del regime comunista ha creato i suoi mostri, assassini seriali altrettanto truci e crudeli di quelli americani o anche europei.
Con il crollo del comunismo degli anni della Perestrojka viene alla luce il più efferato assassino: Andrej Romanovic Evilenko.
Tra il 1984 e il 1990 uccide più di 50 bambini e adolescenti, violentandoli e divorandoli. Il mostro della striscia di bosco, di cui parla il film è un professore di letteratura russa in un orfanotrofio della periferia di Mosca, malato senza saperlo di schizofrenia. Astuto e inafferrabile, Evilenko nasconde la propria efferatezza dietro un sorriso deforme e uno sguardo ipnotizzante con i quali riesce ad avvicinare le proprie vittime portandole con sé nei boschi isolati della periferia cittadina. Dopo lunghe ricerche sarà un giovane magistrato e padre di famiglia Vadim Timurovic Lesiev a rintracciarlo e dopo un estenuante interrogatorio a farlo confessare.

Il giornalista, scrittore, attore, sceneggiatore e ora anche regista, David Grieco trasforma il proprio romanzo, "Il comunista che mangiava bambini" in un film, per raccontare questa volta con le immagini la vita di uno dei più celebri serial killer dell'Unione Sovietica, Andrej Romanovic Cikailo, intellettuale, pedagogo e soprattutto comunista che nonostante fosse clamorosamente pazzo, venne dichiarato sano di mente e frettolosamente giustiziato il 14 febbraio del 1994, mentre due studi di ricerca (uno europeo e l'altro americano) offrivano consistenti somme di denaro per farsi consegnare il mostro vivo.
Un personaggio profondamente colto ma altrettanto folle che trova nel magnetico Malcom Mc Dowell un ottimo alter ego. Un'interpretazione principalmente fisica la sua: l'attore infatti si trasforma ingobbendo il corpo sotto il profondo senso di inadeguatezza che il proprio personaggio prova nei confronti della propria identità di comunista e per quell'insana attrazione verso i bambini.
La regia di Greco è invece molto lineare, ai limiti del documentarismo e se non fosse per l'appassionata recitazione di McDowell, la si potrebbe definire persino pedissequa. L'esposizione degli eventi infatti segue un evidente impianto letterario, ma la sceneggiatura manca del necessario approfondimento delle personalità dei protagonisti. Per un risultato lento e a tratti anche noioso.

Valeria Chiari

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