Evil - Il ribelle
È giunta voce che un producer americano, non appena visto "Evil", abbia messo sotto contratto il regista Mikael Hafstrom per fargli girare un film proprio negli Stati Uniti. Guardando questo film si intuisce il perché. Chiunque pensi che il cinema svedese sia solo il grande cinema di Bergman o qualche altro film in bianco e nero intellettual-crepuscolare-intimista (d'altra parte ci arriva talmente poco di quelle parti), guardando "Evil" si dovrà ricredere. Anche in Svezia si tende ad andare verso gli States. A metà strada tra "Gioventù bruciata" e "L'attimo fuggente", il film interpretato dal pur bravo Andreas Wilson, non sembra neanche girato in Europa (escluso il primo quarto d'ora). Non voglio dire che il rifarsi ad un immaginario che arriva da lontano (ma è davvero così lontana l'America?), sia per forza un difetto o un pregio ma, dovendo dare delle indicazioni sul film, queste cose bisogna dirle.
La storia è quella di Erik Ponti, un ragazzo straordinariamente portato per tutte le materie eccetto la condotta. Erik è un violento ed ogni giorno viene coinvolto in una rissa. Perché tutto questo? Il fatto è che il ragazzo ha avuto un'infanzia difficile: il patrigno lo prende a cinghiate per qualsiasi stupidaggine. Un giorno la madre decide di mandarlo ad un collegio privato dove dovrà sottostare ad una disciplina rigida. Ma "rigida" è un eufemismo in confronto a quello che dovrà affrontare Erik.
Forse la storia l'avete già sentita, ma chi l'ha detto che non si possa sviluppare la stessa storia con una sensibilità nuova? Ce l'aveva già dimostrato l'anno scorso lo straordinario "Magdalene" in cui c'erano delle giovani "ribelli" che dovevano essere disciplinate (mi accorgo che raccontarlo così è stupidamente semplificativo). Hafstrom, invece, è quasi didascalico nel suo racconto: c'è questo eroe moderno che cerca di indicare al suo "popolo" sottomesso i cattivi da combattere. Chi sarà il vincitore?
A parte le buone intenzioni (fa sempre piacere vedere qualcuno che si ribella al potere costituito), il film scorre indolore per quasi due ore. Il ragazzo sensibile (una sorta di copia del Sal Mineo di "Gioventù bruciata"), il cattivissimo "capo" della scuola (che sembra uno del gruppo Omega di "Animal House"), perfino l'avvocato dei poveri (che è un omaggio involontario a "Mio cugino Vincenzo"), sono tutti personaggi fin troppo schematici. E seppure gli attori siano bravi e la regia abbia degli spunti originali il film non decolla mai, nel senso che sappiamo già quello che succederà e come succederà.
Probabilmente vent'anni fa, un film fatto così, mi avrebbe entusiasmato per il messaggio che dà, perché se lasciamo perdere il cinema e guardiamo solo la didascalia allora che altro si può dire di più costruttivo: ribellatevi perché questo mondo qui ve ne dà tutte le ragioni.

Renato Massaccesi

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