Domani
Quando si portano sugli schermi fatti di cronaca come un terremoto si corre il rischio di fare un film o troppo catastrofico o troppo drammatico o troppo giornalistico. Insomma, si rischia di abusare delle immagini, dei sentimenti, dei fatti.
Il maggior pregio dell'ultimo film di Francesca Archibugi, che parla del terremoto in Umbria e nelle Marche del 1997, è invece proprio l'equilibrio con il quale vengono mescolati tutti questi ingredienti: cronaca, sentimenti, denuncia.

Il film è girato con movimenti e fotografia da servizio speciale del telegiornale, i personaggi e i dialoghi sono ben delineati, pregnanti e mai sopra le righe. Le storie che si raccontano, e si intrecciano tra di loro, sono storie semplici ma significative, dipinte con i colori del dramma ma cesellate nel solco della naturalezza e della verosimiglianza.
Con questi presupposti è facile comprendere che una tragedia come un terremoto oltre a sconvolgere i luoghi, le case, le scuole, le fabbriche, travolge e stravolge i sentimenti mettendo a dura prova i rapporti personali e minando certezze e sicurezze acquisite negli anni. Ed allora, così come bisognerà iniziare la ricostruzione fisica di ciò che è andato distrutto, sarà necessario ricostruire quella intricata ragnatela di rapporti, con sé stessi, con la famiglia, con la comunità, fortemente compromessa dal sisma. Ed in questo percorso di verifica esistenziale la regista dà prova di muoversi con abilità e rara grazia.

Tutti bravi gli attori: da Ornella Muti a Valerio Mastandrea, da Marco Baliani ad Ilaria Occhini, da James Purefoy a Niccolò Senni (il bambino de "L'albero delle pere"). Un particolare plauso ci permettiamo di dedicarlo a Patrizia Piccinini ("Senza pelle", "Jack Frusciante è uscito dal gruppo", "Vesna va veloce") attrice bolognese nei panni di una professoressa impegnata nel tentare di riprendere le lezioni il prima possibile: una prova di recitazione misurata ma intensa a tratti commovente. Bravi anche gli attori bambini che la Archibugi dirige con la solita maestria.
Molto ben girate anche le sequenze del terremoto, da brivido senza però eccessiva spettacolarizzazione.

Una curiosità: la parte del Ministro delle belle arti venuto a visionare un affresco del Beato Angelico lesionato dal sisma è interpretata dal regista Paolo Taviani.
"Chi ha potuto è scappato, chi non ha potuto aspetta" questa frase, detta alla fine del film, è quella che ci ha colpito di più assieme al timbro "INAGIBILE" che impietosamente veniva apposto da parte dei tecnici dopo i sopralluoghi agli edifici ritenuti ormai irrecuperabili, costituendo il prologo per la loro prossima definitiva distruzione.

Indicazioni: Per tutti coloro che non si accontentano del TG delle ore 20,00.

Das

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