Da zero a dieci
La cosa più difficile anzi quasi impossibile è bissare il successo di una pellicola; se questa regola si applica in maniera imprescindibile ad un sequel, resta comunque valida anche per una seconda opera come quella di Luciano Ligabue. "Radiofreccia" è stato un evento che ha colto tutti un pò in contropiede rivelando un talento del cantautore su cui molti non avrebbero puntato. "Dazeroadieci" si inserisce sul filone della pellicola precedente spostando, però, l'obiettivo sia su un periodo contemporaneo, sia su una generazione più grande, quella dei Peter Pan trentacinquenni che sembra non sappiano dare un senso alle loro vite.

Giove (Stefano Pesce / "Amore a Prima Vista"), Libero (Massimo Bellinzoni / "Ninfa Plebea"), Biccio (Pierfrancesco Favino / "La Verità Vi Prego sull'Amore") e Baygon (Stefano Venturi / "Preferisco il Rumore del Mare") sono quattro amici che invece di passare le giornate al bar - come suggeriva Gino Paoli - decidono di passare un week-end a Rimini che avrà la valenza di un viaggio nel passato, ma allo stesso tempo di un'ultima evasione prima che le loro vite finiscano travolte dal turbine della "maturità". Per ricreare quell'atmosfera dell'estate del 1980 contattano anche un gruppo di vecchie amiche con le quali avevano condiviso quel fantastico fine settimana di venti anni fa rimasto però incompleto: Caterina (Elisabetta Cavallotti / "I Laureati"), Lara (Fabrizia Secchi / "Tandem"), Carmen (Barbara Lerici / "Il Partigiano Johnny") e Betta (Stefania Rivi / "I Cavalieri che Fecero l'Impresa").
Saranno quattro giorni che sembrano una vita, completamente astratti dalla quotidianità, all'insegna dell'eccesso e della soddisfazione di sogni repressi e scanditi dalle "pagelle" di Giove: voti da zero a dieci sul proprio passato, sulle aspirazioni e sui sogni.

Ligabue ha saputo fotografare molto bene questa generazione attingendo sicuramente, come nel precedente lavoro, al suo bagaglio di esperienze personali. L'unico appunto si può ricercare in alcuni eccessi, come la sfilata di Biccio stile gay-pride, in alcuni passaggi scontati ed in qualche banalizzazione, ma nel complesso si tratta di una pellicola interessante che non manca di regalare emozioni allo spettatore. La crescita del regista si può apprezzare anche sul piano del montaggio come nei titoli di testa in stile super 8 o nella sequenza di ballo in strada (una sorta di videoclip) anche se in altri momenti, come l'inquadratura finale della giostra quale metafora di vita, scade un pò.
Qualche citazione, volontaria o meno è presente nella pellicola: la fuga dal bar stile Pieraccioni ("I Laureati") o le pagelle di Giove molto simili alle "top-five" di Rob Gordon ("Alta Fedeltà").

La frase: "Rimini è come il blues, dentro c'è tutto."

La chicca: I protagonisti partono da Correggio (si può notare sulla piantina stradale che si vede all'inizio) la città natale del Liga.

Indicazioni:
Per chi ha saputo apprezzare "Radiofreccia".

Valerio Salvi

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