Il matrimonio è un affare di famiglia
Il titolo italiano potrebbe erroneamente spingere a pensare all’ennesimo, zuccheroso prodotto per tutti a stelle e strisce, mentre è dall’Australia che proviene la vicenda di Jean Dwight (Brenda Blethyn), irriverente cabarettista facilmente propensa al linguaggio osé che, oltre a ritrovarsi la carriera in lento declino, vede minacciata l’unione della propria famiglia dal momento in cui Tim (Khan Chittenden), uno dei suoi due figli, finisce per innamorarsi della bella Jill (Emma Booth).
Filtrata attraverso un veloce montaggio dai toni quasi nervosi, è quindi una storia di maturazione riguardante madre e figlio quella che ci viene raccontata su celluloide da Cherie Nowlan, la quale, nonostante il curriculum prevalentemente televisivo, mostra notevoli qualità registiche anche ora che si trova alle prese con il grande schermo, a partire dagli interessanti personaggi che, ottimamente incarnati dal cast, appaiono costruiti a dovere.
Personaggi tra cui troviamo anche il marito e padre John (Frankie J. Holden), agente della sicurezza con un successo come cantante alle spalle, e Mark (Richard Wilson), fratello mentalmente disabile di Tim, immersi all’interno di un’ambientazione che, al di là dell’evidente presenza di telefoni cellulari e videocamere, richiama un certo affascinante look Anni Sessanta, grazie anche alla splendida colonna sonora di sempreverdi comprendente Janis Joplin (“Piece of my heart”, “Move over”), Bo Diddley (“I’m a man”) e Little Richard (“Jenny Jenny”).
Alla fine, tra ironia sapientemente dosata e spruzzate di amarezza, ciò che ne viene fuori è un avvincente inno alla famiglia in fotogrammi che, come testimoniano anche le sequenze di sesso tra Tim e Jill, viene affrontato con grande delicatezza senza mai scadere in volgarità.
E buona parte del merito va sicuramente riconosciuta alla sceneggiatura di Keith Thompson (anch’ella proveniente dalla tv), talmente ricca di aspetti positivi che stupisce non abbia ottenuto, come il film stesso, neppure una candidatura all’Oscar.

La frase: "Nessun problema è così grave da non potersi risolvere chiedendo scusa, anche quando non sai che cosa hai sbagliato".

Francesco Lomuscio

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