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Captain America: Il primo vendicatore











Considerando che il suo curriculum dietro la macchina da presa includa anche il cinecomic con nemici nazisti "Le avventure di Rocketeer", del 1991, non poteva essere altro che Joe Johnson a raccontare su celluloide la genesi di quello che è stato definito il primo vendicatore... con ogni probabilità anche il più patriottico, a giudicare dal nome e dalle stelle e strisce che lo accompagnano sullo scudo. Colui che, entrato nel 1963 a far parte del gruppo degli Avengers, insieme a Thor, Hulk e Iron man, fece il suo esordio a fumetti ben ventidue anni prima, rappresentando l’inizio dell’universo super-eroistico Marvel che tutti abbiamo imparato a conoscere ed amare; per poi finire sfruttato in serial, cartoon, film televisivi e perfino nel lungometraggio live action "Capitan America", diretto nel 1990 dallo specialista in b-movie Albert Pyun.
Lungometraggio live action che – interpretato anche da una giovane ed ancora sconosciuta Francesca Neri – vide Matt Salinger nei panni dello Steve Rogers destinato a trasformarsi nel super-soldato del titolo durante un esperimento militare negli anni Quaranta, ora incarnato da Chris Evans, già Torcia Umana nelle due pellicole di Tim Story riguardanti i Fantastici 4.
E, con un ottimo cast comprendente, tra gli altri, Tommy Lee Jones nel ruolo del colonnello Chester Phillips e il mai disprezzabile Stanley Tucci in quello del dottor Erskine, creatore del siero che ha mutato Steve, è l’Hugo Weaving della trilogia "Matrix" a concedere anima e corpo al malvagio Teschio Rosso aka Johann Schmidt, a capo di un’oscura divisione scientifica nazista, nel corso di 124 minuti di visione che vedono coinvolto anche Dominic Cooper nella parte di Howard Stark, padre del succitato Iron man.
Minuti di visione non privi d’indispensabile ironia, a partire dall’immancabile, esilarante cameo di Stan Lee, che Johnston confeziona con discreta professionalità; pur dovendo fare i conti con i non sempre incalzanti ritmi di narrazione tipici dei film volti a ripercorrere le origini di un personaggio.
Infatti, al di là di un serrato inseguimento a piedi posto nella prima parte dell’operazione, è soprattutto nella seconda che viene concesso spazio all’azione e alla spettacolarità, con grande sfoggio di riusciti effetti visivi, tra corse in moto e scontri in volo.
Fino alla bella conclusione di quella che, presentando ovviamente, come già accennato, le fattezze di un lungo prologo, non annoia affatto lo spettatore e si rivela essere una delle più fedeli trasposizioni cinematografiche dei Marvel Comics.

La frase:
- "Tu chi saresti?"
- "Io sono... Capitan America".

a cura di Francesco Lomuscio

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