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Capitan Harlock 3D











Prima vi fu la serie a cartoni animati in quarantadue episodi prodotta nel 1978 dalla Toei Animation, ma, già due anni addietro, vi era stato il manga di fantascienza scritto e illustrato da Leiji Matsumoto.
Lo stesso manga da cui prende le mosse questo lungometraggio che, concepito in computer grafica da Shinji Aramaki – autore di "Starship troopers: L’invasione" (2012) – sfruttando il sistema di visione tridimensionale, porta sul grande schermo il misterioso pirata dello spazio Capitan Harlock, il quale, in cerca di vendetta contro coloro che hanno defraudato lui e l’umanità, vaga nell’universo a bordo del suo incrociatore di battaglie, l’Arcadia, attaccando e saccheggiando le navi nemiche.
Perché, in un 2977 con cinquecento miliardi di profughi umani che sognano di fare ritorno sul pianeta che ancora chiamano patria, Harlock è l’unico uomo che si interpone fra la corrotta Coalizione Gaia e il tentativo di un completo dominio intergalattico da parte di quest’ultima, il cui comandante Ezra ordina al fratello minore Logan di ucciderlo.
Quindi, con un avvio che già promette voli spaziali, esplosioni e dosi di spettacolarità, è man mano che il protagonista spinge il suo leale equipaggio a proseguire nella rischiosissima missione di disfare i "Nodi del tempo" e riportare la Terra all’epoca in cui era ancora abitata dagli uomini che prende forma quello che, nelle idee del regista, sarebbe dovuto essere sì un film d’intrattenimento indirizzato a un pubblico internazionale, ma, allo stesso tempo, un commento di celluloide ai problemi del Giappone d’inizio terzo millennio.
Del resto, l’uomo dall’astronave dal teschio è un individuo che si ribella contro il sistema, un antieroe oscuro come Batman; qui al servizio di oltre un’ora e cinquanta di motion capture che, molto dialogata ma piuttosto scorrevole, s’immerge in atmosfere darkeggianti volte a corredarne il tono epico generale.
Anche se, mentre viene ribadito, tra l’altro, che ogni vita racchiude l’eternità, una volta giunti ai titoli di coda l’impressione è quella di avere appena assistito a un guardabile, visivamente accattivante fanta-kolossal nipponico che, sorvolando su un 3D abbastanza irrilevante, non fatica a rivelarsi penalizzato da una certa freddezza... tanto da rimanere più uno spettacolo per gli occhi che per il cuore.

La frase:
"Finché sei sull’Arcadia, sei uno di noi".

a cura di Francesco Lomuscio

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