Alla fine della notte
Dentro ognuno di noi c'è un demone, un esserino maligno e dispettoso che rode la nostra esistenza e ci rende inquieti e smaniosi, irrequieti e ansiosi, esagitati e nervosi. Cos'è questo diavoletto che alberga nelle nostre coscienze di esseri senzienti, che ci rende felici o tristi, che fa sì che "la vita un giorno è gioia ed un altro obbrobrio"?
Che faccia hanno i demoni?
A queste domande cerca di dare una risposta Bruno (Ennio Fantastichini) quarantanovenne, affermato attore e regista, nel suo viaggio all'interno del male chiamato depressione, simbolo ed emblema della civiltà occidentale dell'ultimo secolo.
Il viaggio di Bruno è un percorso a ritroso nella sua infanzia costellata da episodi cruciali che segneranno per sempre la sua vita, ed è una ricerca protesa verso un futuro del quale, la paura di scorgervi un vuoto, non permette di scorgerne neanche gli indistinti contorni. Orfano di una zia prostituta (Ida Di Benedetto) capace di recitare Leopardi a memoria, sposato con Fiamma (Stefania Orsola Garello) una donna che non ama più, amante di una trentenne (Anna Ammirati) che probabilmente non amerà mai, Bruno percorre l'Italia da Nord a Sud per concludere il suo viaggio nell'unica maniera possibile, la più antica di tutte, la più classica delle soluzioni che la drammaturgia preveda: l'uccisione del padre. E lo fa alla sua maniera, sparandogli contro con una videocamera digitale, riprendendone i tratti, immortalandone l'ostinato silenzio, ghiacciandone quella smorfia di antica sopraffazione che ancora ne deforma le dure linee del volto.
D'altronde il suo analista (Roberto Herlitkza), in quello che è un vero e proprio prologo al film, glielo aveva detto: "in psicoanalisi si chiamano problemi, nella vita tragedie".
"Alla fine della notte", l'ultimo film di Salvatore Piscicelli ("Immacolata e Concetta", "Le occasioni di Rosa") è un'opera decisamente ben scritta ed indubbiamente interessante, capace di fornire molteplici spunti di discussione. Il regista napoletano, anche autore del soggetto nonché sceneggiatore, riprende gli eventi con un passo felpato, senza mai indugiare in stucchevoli preziosismi. Non riesce però a togliersi di dosso quella patina di eccessiva letterarietà che sfocia inevitabilmente in una lentezza di fondo che rende faticosa la visione del film facendolo perdere in parte anche in credibilità. Film sulla depressione, affastellato da personaggi depressi, si rischia di uscire dal cinema con strane idee per la testa se non fosse per la ruggente interpretazione di Ennio Fantastichini, chiaramente a suo agio in un ruolo così problematico. Peccato che il suo personaggio, proprio perché così ricco di sfaccettature e di contraddizioni, risulti alla fine, pur se intrigante, incompiuto. Tra gli altri attori ricordiamo la presenza di Ricky Tognazzi e di Elena Sofia Ricci.
"Alla fine della notte" rimane comunque un buon film con buone idee.

Daniele Sesti

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