Alexandra
Una guerra tra denuncia e omissione. Figlio di un militare, Aleksandr Sokurov è stato spesso in Cecenia, testimone del dolore delle madri in visita ai figli di leva. In qualità di poeta e filosofo, e(ste)ticamente preferisce non mostrare direttamente il conflitto (“il massimo livello del degrado umano”) quanto piuttosto le sue conseguenze psicologiche e sociali. La distruzione bellica come immobile stato logorante quindi, non come azione e scontro. Convinto che l'autenticità aiuti uno sguardo più preciso e pulito, il regista gira comunque in zona calda tra continui attacchi, esplosioni e spostamenti su veicoli corazzati con scorta. Ma proprio l’appoggio logistico dell’esercito al film contribuisce – purtroppo - a spiegare il perchè i soldati russi appaiano tutti bravi ragazzi e la parola “Cecenia” non venga mai pronunciata.

In equilibrio diplomatico, il messaggio pacifista è affidato allora alla caparbietà dell’ottantaduenne cantante lirica Galina Pavlovna Vishnevskaya, già soprano al teatro Bolscioi dal 1952 al 1974 (Sokurov l'aveva sentita da bambino, rimanendone incantato) allorchè venne esiliata col marito, il violoncellista Mstislav Rostropovich (amico del cineasta, che ha dedicato a entrambi il documentario “Elegia della vita: Rostropovich-Vishnevskaya”). Durante le riprese di ‘Alexandra’ la donna ha vissuto in un bunker, e per di più portando a termine il lavoro nonostante il coniuge gravemente malato e sotto operazione, pur di impersonare una Madre Russia forte, rispettata e coccolata ma anche vittima di difficoltà di movimento, perdita d'orientamento e stanchezza. Quest’ultima condizione la avvicina allo stato d’animo della popolazione, allo stesso modo in cui la fotografia è decolorata in un seppiato che contribuisce ad accomunare forze occupanti e civili insofferenti. La fratellanza naturale - e al femminile - provata dall’anziana si contrappone alla solitudine imposta ai militari e alla facilità del premere un grilletto, in un’atmosfera dove l’incontro nonna-nipote può essere l'ultimo: la guerra incombe su di lui, l’età su di lei.

La frase: "Il nemico non dorme mai".

Federico Raponi

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