2012
Che disaster movie sarebbe se non ci fossero almeno tre o quattro decolli su di un aereo sgangherato solo un secondo prima che la terra sprofondi sotto i nostri piedi? Se disaster movie deve essere allora che lo sia a 360°. Lo diriga il maestro del genere, quel Roland Emmerich già realizzatore di film come "Indipendence Day" o "The Day After Tomorrow", si prenda come soggetto la profezia Maya che vuole la fine del mondo il 21/12/2012 – poco prima di Natale e subito dopo la tredicesima, accidenti! – e si infili il tutto in una mega produzione, ed ecco confezionato un film come "2012" capace di impressionarti con la faglia di Sant’Andrea che separa definitivamente la California dal continente americano, o con la cupola di San Pietro che crolla sulla piazza travolgendo migliaia di fedeli oranti (tra cui il premier italiano...) o con le apocalittiche immagini di uno tsunami che raggiunge le cime dell’Everest...

"2012" è un film, dunque, con tutti i pregi del genere a cui appartiene ed anche con tutti i difetti, come è giusto che sia.
Accanto quindi alle immagini mirabolanti realizzate grazie a meravigliosi effetti speciali – e grazie anche all’occhio davvero apocalittico di Emmerich del quale si coglie l’estrema consapevolezza di ciò che decide di girare – ci toccherà sorbirci battute da avanspettacolo e soluzioni narrative scontate che non brillano mai per originalità. Soprattutto nel finale – quando si è costretti, e non se ne capisce il motivo visto che il film dura oltre due ore e mezzo, ad allungare il brodo a tutti i costi – gli eventi che si raccontano risultano particolarmente artificiosi e forzati. Così come stucchevole potrebbe apparire la sottesa moralina finale – che mondo nuovo andiamo a costruire se nasce dall’odio e dall’indifferenza? – in conflitto con la real politik del burocrate che ha in mente solo l’obiettivo non badando al modo del suo raggiungimento.

Ma forse è giusto non sottilizzare troppo e godiamoci una Bentley nuova di zecca – che si mette in moto col comando vocale – svettare tra i ghiacci eterni dell’Himalaya alla ricerca... dell’arca perduta...

La frase: "Il mondo che conosciamo, scomparirà".

Daniele Sesti

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