The Legend of Zorro
A sentire Banderas alla presentazione di "The legend of Zorro" al Jay Leno Show: "Zorro non ha superpoteri, è uomo normale che si batte per la giustizia". Ed in teoria dovrebbe essere proprio così: Zorro è da sempre un eroe romantico, un salvatore dei più deboli che con la spada riesce ad essere più temibile di qualsiasi pistolero. Non è stato morso da nessun ragno, non viene da Kripton, non è stato coinvolto in nessuna esplosione di laboratori chimici. Per i tempi che corrono al cinema però, tutto ciò non basta a farne un eroe ad uso e consumo di teen-ager e merchandising, e così dopo un primo valido episodio (La maschera di Zorro) risalente ormai a sette anni fa (quando ancora non era arrivato l'invasione dei vari Spiderman, Fantastici Quattro e compagnia bella) ecco un "nuovo" Zorro. Corre più di una carrozza, salta da un palazzo all'altro e si contorce come il Neo di Matrix. E continua ad essere, giustamente, uno spadaccino infallibile.

Alejandro De La Vega (Antonio Banderas) e Elena (Catherine Zeta-Jones) sono ormai sposati, hanno un figlio di dieci anni ed una vita abbastanza tranquilla. O almeno così vorrebbe che fosse Elena che, nonostante le promesse e i giuramenti del marito sull'opportunità di non indossare più i panni di Zorro, continua a vederlo sgattaiolare via ogni giorno mascherato per giuste, ma pur sempre pericolose, imprese. All'ennesima "violazione" del patto però, Elena lo lascia e chiede il divorzio.
E' il 1850 e la California si appresta a diventare il 31° stato dell'Unione, quando in città arriva il sinistro uomo d'affari francese Armand. Proprio di quest'uomo Elena diventa ben presto la compagna. La reazione di Alejandro, alias Zorro, non si farà attendere. Non c'è solo il rischio di perdere la sua amata, ma anche quello di veder il proprio Paese sopraffatto da gente senza scrupoli venuta dall'Europa…

A prendere troppo sul serio un film come "The legend of Zorro" si rischia di rimanere scottati, ma questo grosso fumettone dalla sceneggiatura di carta velina travalica talvolta i limiti dell'(auto)umorismo per cadere nel ridicolo. Da una parte la cattiva Europa che, dopo aver ricevuto la "Luna nera" dalla Zingara di Pippo Baudo, cerca di impedire la nascita di quegli Stati Uniti che nel giro di un secolo li sopraffarà economicamente ed ideologicamente, dall'altro uno Zorro ubriacone il cui unico mistero è sul come abbia dilapidato tutto il fascino che vantava presso il gentil sesso.
Chi lo sa, forse il vero Zorro, il dongiovanni dallo sguardo latino irresistibile, il più galantuomo dei letterari eroi americani, tanto proletario da assicurarsi in ugual misura l'odio della polizia aristocratizzata e l'affetto dalle folle, è finito con la morte del personaggio di Anthony Hopkins(Diego De La Vega) nel primo episodio. O magari, lo speriamo, è scappato senza dire nulla a nessuno per il deserto californiano, e se solo volessimo lo potremmo trovare ogni giorno al tramonto in sella al suo fido cavallo Tornado mentre scarta baci perugina che dicono che non c'è più spazio per il romanticismo…

La frase: "Mi serve almeno un vizio per restare a contatto con i peccatori"

Andrea D'Addio

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