Benvenuti a Zombieland
Già a partire dal divertente prologo, s’intuisce che il primo lungometraggio cinematografico di Ruben Fleischer non solo sia girato con notevole capacità tecnica, ma conceda abbondantemente spazio all’ironia.
Attenzione, però, perché la frenetica fuga attuata dal giovane Columbus e dallo sbruffone cowboy del terzo millennio Tallahassee – rispettivamente con i volti del bravo Jesse Eisenberg di "Cursed - Il maleficio" e del mai disprezzabile Woody "Natural born killers" Harrelson – in un mondo i cui abitanti sono stati trasformati da un virus in cadaveri camminanti affamati di carne umana, non rispecchia né lo stile delle commedie horror alla "Il ritorno dei morti viventi 2" (1988) di Ken Wiederhorn, né quello del più recente zombie-movie comico "L’alba dei morti dementi" (2004) di Edgar Wright.
Con martellante hard rock a fare prevalentemente da colonna sonora e salme ambulanti che, anziché richiamare quelle lente e dinoccolate a cui ci ha abituati George A. Romero, corrono come vuole la moda d’inizio XXI secolo lanciata da "28 giorni dopo" (2002) e "L’alba dei morti viventi" (2004), ci si distacca anche dallo splatter demenziale alla base dei primi lavori di Sam Raimi e Peter Jackson.
Gli spargimenti di liquido rosso e le teste spiattellate ci sono, perché siamo nell’ambito di quello che possiamo tranquillamente definire un vero e proprio horror d’azione, ancor prima che una commedia, al cui interno i momenti da ridere fanno solo da tutt’altro che fastidioso ornamento al leggero tono generale.
Non a caso, tra flashback e regole utili per la sopravvivenza che vengono ricordate di continuo, non manca neppure un’escursione all’interno della lussuosa abitazione dell’attore Bill Murray nel corso degli 84 minuti di visione che, dopo il veloce avvio all’insegna della violenza liberatoria e degli smembramenti, passano a una parte centrale concentrata soprattutto sul rapporto tra i protagonisti, cui si aggiungono le poco affidabili sorelle Wichita e Little Rock – interpretate dalla Emma Stone di "The rocker - Il batterista nudo" (2008) e dalla Abigail Breslin di "Little Miss Sunshine" (2006).
Fino alla lunga sequenza finale ambientata in un luna park, la quale sembra quasi assumere le fattezze di metafora riguardante il film stesso: nient’altro che uno spazio in cui concedersi efficacemente al puro intrattenimento, in mezzo ad azzanna-uomini da bersagliare che qualsiasi spettatore sa benissimo essere soltanto delle maschere.
Ma senza dimenticare l’importanza di avere una famiglia, la valorizzazione delle piccole cose e... una scena dopo i titoli di coda!

La frase: "Vi ricordate la mucca pazza? Beh, le mucche pazze sono adesso le persone pazze".

Francesco Lomuscio

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