I ragazzi stanno bene
Può, un film su di una coppia omosessuale di mamme, essere più profondo di qualsiasi altro film tradizionale, nel raccontare il valore e la bellezza della famiglia? Se prima si potevano nutrire alcuni dubbi, "I ragazzi stanno bene" li spazza tutti via, e con forza. Parliamo, infatti, di una pellicola scritta, diretta e interpretata divinamente, una commedia che fa ridere, riflettere ed emozionare come poche volte capita, un piccolo gioiello.
Jules e Nic sono sposate da tempo. Hanno due figli, entrambi nati attraverso l’inseminazione artificiale dello stesso, fino ad ora, ignaro donatore. Gli equilibri cambiano quando la più grande dei due figli, l’ormai diciottenne Joni, decide di mettersi in contatto con il suo padre biologico. L’intrusione prima graduale, ed infine deflagrante, del nuovo personaggio all’interno della famiglia risulterà una grossa prova da superare per tutti quanti...
Lisa Cholodenko scrive e dirige una commedia piena di svolte narrative, mai volgare, banale, ma anzi delicata, intelligente nel mostrare senza moralizzare, nel descrivere senza "normalizzare", ma non per questo essere polemici con il mondo. Non si tratta di un film a tesi, ma di una pellicola costruita attorno a personaggi tutti estremamente ben delineati, con tanto di dubbi, trasformazioni, zone grigie. Gli straordinari (perdonate l’inflazione di aggettivi positivi, ma la pellicola li merita) dialoghi sono sempre in grado di dare la giusta luce ai pensieri e ai sottotesti che vogliono portare avanti. Nella stessa direzione si muove una regia capace di avvicinare e allontanare i corpi, rinchiudere, tagliare o dare spazio ai volti dei suoi personaggi, a seconda del significato che si vuole portare avanti (splendida è la sequenza della Bening a tavola dopo la scoperta dei capelli nella doccia). Nulla è lasciato al caso, dalle scritte sulle tazze per la prima colazione alle catenine appese al collo, passando per l’utilizzo della colonna sonora (che si interrompe e poi riparte qualche minuto dopo quando June arriva nella sua camera del college) e alla fotografia (la raggiante California che si sposa con la falsa brillantezza del personaggio maschile).
Concettualmente, si porta avanti un’idea della coppia lesbica matura, con le peculiarità di tante analoghe coppie eterosessuali, senza però mancare di affermarne la propria, unica specificità che comunque significa semplicemente amore familiare. In questo clima di perfezione generale, si muovono anche le interpretazioni dei tre attori adulti: Julianne Moore, Annette Bening e, con meriti diversi (il suo sguardo fuori campo, i suoi tempi comici totalmente originali) Mark Ruffalo, si candidano con forza e giustizia ai migliori premi cinematografici dell’anno, sperando che sia anche Oscar.

La frase:
- "Non penso che voi due dovreste lasciarvi"
- "Perché?"
- "Siete troppo vecchie".

Andrea D'Addio

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