Il peggior allenatore del mondo
Di storie di riscatto sportive è pieno il cinema a stelle e strisce.
Che ci sia il bisogno di una parodia è fuor di dubbio. Parliamo, infatti, di film fatti con lo stampino, vicende immancabilmente figlie della voglia di trasposizione dell’american dream anche sul piano sportivo: anche se sei l’ultimo, anche se nessuno crede in te, in America se ti impegni e dai il massimo puoi vincere. Non che questo tipo di storie cinematografiche (il più delle volte ispirate ad episodi realmente accaduti) siano di per sé negative, ma molto spesso ci si appiattisce su questo concetto sempre apprezzato dal pubblico senza regalare nessuno spunto ulteriore.
Peccato che l’idea di una presa in giro sia venuta al regista Tom Brady e ad un gruppo di sceneggiatori non troppo sintonizzati con la comicità. Non che sia tutto da buttare, alcune gag sono riuscite, il protagonista David Koechner ben impersona un emblema di stupidità (è lui il "peggior allenatore del mondo") e persone e film parodiati, quanto meno per l’originalità delle scelte, fanno comunque sorridere nel momento in cui appaiono, ma il tutto finisce col diventare uno slegato accostamento di gag riuscite solo per la legge dei grandi numeri (su dieci, una coglie nel segno). C’è anche una discreta capacità di fare coraggiosi collegamenti assurdi e no-sense, ma spesso risultano buchi nell’acqua. Siamo sicuramente sopra i livelli dei vari "Epic" e "Hot movie", ma non si arriva ai vari "Scary movie" (quanto dovremo aspettare perché qualcuno possa invece ripetere la genialità della Zaz?).
Un pò di film e personaggi citati: P.Diddy, Imbattibile (forse la più riuscita, con un ragazzo che sembra davvero Mark Wahlberg e con l’irresistibile sviolinata in sottofondo), Rocky, L’uomo dei sogni, Dodgeball, Stick It, Il sapore della vittoria, Sognando Beckam, Quella sporca ultima meta, Coach Carter e Glory Road. Molti di questi riferimenti non saranno colti da noi italiani che, per tradizione, non riempiamo le sale quando si parla di football, baseball e basket (tant’è che questi film da noi escono normalmente in estate) e questo non fa che abbassare la percezione del livello comico di tutto il progetto, ma è che poi si perda così molto. Un film che si può vedere, magari a casa meglio che al cinema, ma che non segna sicuramente un punto a favore di quella comicità demenziale che se riesce (e ci vuole tanta intelligenza perché ciò accada) è tra quanto di meglio possa offrire il cinema.

La frase:
- "Stavo fuori cercando di surfare su qualche onda"
- "Nel bel mezzo del Texas?"
- "Lo sai che sono testardo!".

Andrea D’Addio

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