13 Maggio 2010 - Conferenza
"Draquila - L'Italia che trema"
Intervista alla regista.
di Andrea D'Addio

In Italia il film è già in sala dallo scorso weekend e così Sabina Guzzanti incontra i giornalisti connazionali mentre il suo film riceve la prima proiezione nel palazzo del cinema. La polemica con il ministro della cultura Sandro Bondi ha caratterizzato l'ultima settimana. Il rappresentante del governo non verrà a Cannes a sostenere il cinema italiano proprio a causa del documentario della Guzzanti reo di "dileggiare l'immagine del nostro Paese". Le domande, dato anche lì argomento del film, non possono che essere di natura politica.


Come risponde alle parole del ministro Sandro Bondi?
Sabina Guzzanti: Mi ero promessa di non parlarne, ma non ce la faccio. Pare che Bondi neanche sia stato invitato al Festival. Non capisco allora perché abbia tirato fuori la faccenda. Il suo comportamento comunque è vergognoso. Neanche ha visto il film, tutto ciò che ha visto sono state un insieme di scene tagliate dal montaggio finale fatte vedere da Santoro ad Anno Zero. Non è il film che fa fare brutta figura all'Italia, ma il comportamento del governo.

Come è nata l'idea di questo progetto?
Sabina Guzzanti: Ho iniziato le ricerche per questo film a maggio dell'anno scorso, e sono andata in Abruzzo la prima volta a Luglio. Fin dall'inizio si capiva che c'era qualcosa che non andava, ma non era chiarissimo. Poi le cose si sono svelate poco a poco. Finché non sono uscite le inchieste della magistratura sulla protezione civile non avevo le prove necessarie, ma era chiaramente la rappresentazione di un sovvertimento della nostra costituzione senza passare per i metodi costituzionali. Danno pieni poteri alla Protezione civile per avere poi il diritto di emettere ordinanze che aggirano la legge e lascino varchi aperti a speculazioni di ogni tipo. La tragedia del terremoto di L'Aquila mi è sembrata un perfetto emblema di questa Italia caratterizzata da clientelismo, speculazione, cattiva informazione e plagio della popolazione.

Anche Bertolaso ha preso le distanze dal suo film…
Sabina Guzzanti: Ho provato a intervistare Bertolaso fin da quando sono andata in Abruzzo. Ha sempre rimandato, poi mi ha promesso di fare un tour assieme su tutti i luoghi di emergenza, infine ha annullato tutto. Alla fine ho desistito. Lui è un simbolo di questo governo, non si può dimettere perché ne nuocerebbe tutto il governo. Purtroppo il malcostume di non dimettersi anche se si è sotto inchiesta per questioni molto gravi è ormai diffusissimo. Sono andata nella sede della protezione civile a Roma e persino lì mi hanno raccontato di quanto ci siano sprechi ovunque. Si potrebbero fare tantissimi film con il materiale che si potrebbe raccogliere.

Berlusconi l'altra sera in una cena a Palazzo Grazioli pare abbia risposto alla conclusione del suo film dichiarando come non si possa definirlo un dittatore, che le trasmissioni delle televisioni pubbliche sono spesso contro di lui…
Sabina Guzzanti: Non può dire cose del genere, non può dirle a me dopo ciò che ha fatto. La battaglia per risalire da questa situazione deve essere portata su di un piano culturale ed infatti la cultura è proprio il bersaglio di questo governo. Il cinema lo puoi fare solo se fai film a bassissimo budget. Questo film io me lo sono prodotto da sola insieme ad alcuni amici, mai avrei trovato chi me lo produceva. La censura poi c'è anche in televisione, impossibile negarlo.

Cosa pensa di Fini e del suo graduale allontanamento da Berlusconi?
Sabina Guzzanti: Chiunque rispetti la nostra Costituzione merita rispetto. Meglio ciò che prova a fare Fini oggi che il congresso di Fiuggi quindici anni fa.

Progetti futuri?
Sabina Guzzanti: Ho varie idee in testa per il prossimo film, prima del sisma volevo raccontare cosa ne è della sinistra italiana e degli intellettuali nel nostro paese. Penso sarà difficile però riprendere in mano quell'idea e, in caso, trovare produttori che la finanzino.

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