Il mistero della pietra magica
La gestione di un potere illimitato da parte di una singola persona qualunque, seppure circoscritta in una microcomunità dell'Occidente, non può che essere dannosa. Il monito è destinato ad un pubblico giovane, ma con "il Mistero della pietra magica" Robert Rodriguez fa anche tagliente analisi sociologica. Il palcoscenico è, infatti, una zona residenziale abitata da una tipica famigliola "middle class", con genitori – costantemente ipnotizzati davanti a personali "display" - che comunicano per "sms", pianificano le giornate, se riordina la sua stanza aumentano la paghetta al figlio, ragazzino solitario che subisce i soprusi di una bambina, simile a lui ma capo-branco di bulli. Nel vicinato, altri due nuclei domestici condizionati da capi-famiglia disturbati. Da una parte vittime della paranoia dei virus, dall'altra tetri e perfidi, con un padre-padrone della dominante (in tutti i sensi, dalle dimensioni architettoniche alla quantità di forza lavoro) azienda del "black box", "il più innovativo sistema di comunicazione" dalle innumerevoli funzioni. L'uomo mette i dipendenti uno contro l'altro, è ideologo del "vincere sempre, a qualsiasi costo" (schiacciando la concorrenza e licenziando chi non raggiunge gli obiettivi), con la "webcam" controlla e irrompe in casa dei sottoposti. Per cui, se la vacante pietra che realizza desideri capita in mano a un bambino, a questi si può rimproverare di limitarsi alla richiesta di una scorta inesauribile di barrette al cioccolato invece di pensare a risolvere problemi globali come l'effetto serra, la fame, le guerre.
Ma quando il possesso dell'oggetto cambia generazione, "i grandi combineranno un disastro".

La storia procede a episodi riuniti in ordine sparso e come in un video (con tanto di "play", "pause" e "rewind"), si produce in scarti fantasiosi (i piccoli amici alieni tuttofare) e spassosi (i due fratellini in sfida permanente su chi perde sbattendo le palpebre per primo) e giustamente affida il ruolo salvifico ("ha bisogno di noi, si è ubriacato di potere") al prossimo e all'innocenza dell'età.

La frase:
- "Sai perché mi fai picchiare tutti i giorni?"
- "Perché ti odio?"
- "Perché mi ami"

Federico Raponi

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