Second name
Il misterioso e inaspettato suicidio del padre, costringe Daniella a scavare nel suo passato. Un uomo dal viso deturpato, un nome, Josephine, invocato dalla madre e mai sentito prima e delle strane coincidenze, costringono la giovane a mettere in dubbio quanto ha di più caro. Torna al cinema, il male, ma non quello scontato, che deriva da forze oscure o che approda sulla Terra sotto forma di omini cattivi, bensì il male più pericoloso e doloroso, quello che si annida nelle cose e nelle persone che amiamo di più.
Tratto da un romanzo di Ramsey Campbell, Second name è la seconda prova dietro la macchina da presa del giovane regista spagnolo Paco Plaza. Il canovaccio usato è il classico: ambientazioni fredde, colori spesso scuri, musiche gotiche, sette segrete e intrighi misteriosi. La trama però non rispetta il ritmo proprio del genere horror, è infatti lenta e spesso lo spettatore riesce a capire con largo anticipo ciò che sta per accadere, cosa deleteria perché smussa irrimediabilmente la tensione, che invece dovrebbe accumularsi.
L'uso di scritture codificate, di profezie che devono avverarsi, di sacrifici umani e antiche divinità malvagie, della follia e della morte non servono a risollevare le sorti di un film che si appiattisce irrimediabilmente dopo la prima mezz'ora. Non ci sono particolari momenti di "paura", né misteri incomprensibili. A volte si ha la sensazione che le varie scene siano state montate senza tenere conto di un sequenza precisa, quasi per caso, seguendo una labile pista logica. Non è gradevole stare seduti a guardare una persona che si lambicca il cervello per cercare di capire cosa è successo a suo padre, a sua madre e ad altri che vogliono aiutarla, quando dalla platea si è già capito tutto!
Accanto alla protagonista, che in più occasioni si dimostra quasi tonta, si muovono personaggi che fin dall'inizio ci appaiono "sospetti" (come poi verrà confermato), ma personaggi dall'aria comica, assolutamente fuori luogo, come ad esempio l'ispettore Potts, che sembra essere piombato lì direttamente da un film dei fratelli Marx o da uno spettacolo di cabaret. Baffoni neri, impermeabile alla "Colombo", solo più pulito e di almeno due taglie più grandi, sempre incerto sul datarsi e impreparato su tutto, è un personaggio singolare, che però male si adatta ad un horror. Insostenibili sono poi le musiche, che ben potevano adattarsi ad un film del genere negli anni '70, ma che oggi sono assolutamente fuori luogo (a meno che non siano attinenti alla trama, cosa assolutamente non vera in questo caso) e che a volte tendono a prevaricare sull'immagine.

Teresa Lavanga

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