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Pirati dei Caraibi - La vendetta di Salazar

La recensione del film a cura della Redazione di FilmUP.com

di Francesco Lomuscio18 maggio 2017Voto: 6.5
 

  • Foto dal film Pirati dei Caraibi - La vendetta di Salazar
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Del tutto assente nell’irrilevante “Pirati dei Caraibi – Oltre i confini del mare” diretto nel 2011 da Rob Marshall, ritroviamo immediatamente in scena Orlando Bloom nei panni di Will Turner in versione oltretomba, impegnato ad avere un breve incontro con il piccolo figlio Henry che, una volta cresciuto, scopriamo possedere i connotati del Brenton Thwaites di “Gods of Egypt”.
L’Henry che, risoluto marinaio della Royal Navy, si ritrova affiancato dalla tanto brillante quanto affascinante astronoma Carina Smyt interpretata da Kaya Scodelario nel corso delle oltre due ore di visione il cui protagonista, ovviamente, è ancora una volta lo strambo pirata Jack Sparrow.

Strambo pirata che, come di consueto magnificamente incarnato da Johnny Depp, effettua in questo caso un’entrata in scena con tanto di gag degna della saga “Amici miei”; finendo poi catapultato nell’ennesima fanta-avventura destinata ad aggiungere nuovi elementi soprannaturali da affrontare, dopo gli zombi del capitolo precedente e gli scheletri viventi, le creature anfibie ed il maelstrom rispettivamente visti nel sopravvalutato “La maledizione della prima luna”, nel coinvolgente “Pirati dei Caraibi – La maledizione del forziere fantasma” e nel prolisso e soporifero “Pirati dei Caraibi – Ai confini del mondo”, concepiti tra il 2003 e il 2007 da Gore Verbinski.

Infatti, sotto la regia dei norvegesi Joachim Rønning ed Espen Sandberg che si occuparono, tra l’altro, del “Bandidas” che portò Salma Hayek e Penelope Cruz nel Messico del 1880, sono letali marinai spettri a rappresentare la minaccia posta al centro del quinto tassello del gettonatissimo franchise nato dalla passione del produttore Jerry Bruckheimer nei confronti del genere di cappa e spada, dominato dai mitici Errol Flynn e Douglas Fairbanks.
Spettri fuggiti dal Triangolo del Diavolo e che, guidati dal temibile Capitanto Salazar alias Javier Bardem, intendono eliminare dalla faccia della Terra qualsiasi pirata del mare; compreso, appunto, il “povero” Sparrow, la cui unica speranza di sopravvivenza si rivela essere il leggendario Tridente di Poseidone.
E, mentre si mette alla sua ricerca al timone del proprio piccolo e malandato vascello, non manca neppure un flashback con quest’ultimo ringiovanito digitalmente durante la spericolata lotta per la sopravvivenza, che riporta in scena anche l’infallibile Geoffrey Rush nel ruolo di Capitan Barbossa.

Lotta per la sopravvivenza chiaramente trasudante elaborati effetti visivi e, come sempre, infarcita d’ironia volta ad accompagnare la spettacolarità; dalla sequenza iniziale con edificio grottescamente trainato all’altrettanto esilarante situazione della ghigliottina.
Man mano che i beatlesiani maggiormente attenti non possono fare a meno di lasciarsi sfuggire una breve apparizione di Paul McCartney e che uno scontro con squali zombeschi provvede ad arricchire in maniera efficace il comparto relativo alle attrazioni da intrattenimento di un’operazione che, a fronte dell’esile soggetto, punta totalmente sul movimento e sull’azione.

Divertendo lo spettatore senza annoiarlo e conquistandosi la qualifica di uno dei più riusciti episodi della (per ora) pentalogia... con un’ultima sorpresa alla fine dei titoli di coda.


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