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Non è un paese per giovani

La recensione del film a cura della Redazione di FilmUP.com

di Rosanna Donato16 marzo 2017Voto: 7.0
 

  • Foto dal film Non è un paese per giovani
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Non è un paese per giovani è il titolo perfetto per un film incentrato sui problemi che i giovani possono incontrare nell’affermarsi nell’Italia di oggi. Ciò non solo a livello lavorativo, ma anche di istruzione. Perché, come in ogni Paese in crisi, lo spazio per i giovani è sempre più ridotto e spesso questi ultimi sono costretti ad andare all’estero per conquistarsi il loro posto nel mondo.
Questo è quanto accade a Sandro (Filippo Scicchitano) - un ragazzo che ha poco più di vent’anni, è gentile, a volte insicuro e il cui sogno segreto è quello diventare uno scrittore - e Luciano (Giovanni Anzaldo). Quest’ultimo è un uomo coraggioso e brillante, ma con un misterioso lato oscuro.
S’incontrano tra i tavoli di un ristorante dove lavorano entrambi come camerieri. Come tanti loro coetanei, Sandro e Luciano sentono che la loro vita in Italia non ha alcuna prospettiva. Si scelgono istintivamente e decidono, presi da un’euforica incoscienza, di cercare un futuro per loro a Cuba, la nuova frontiera della speranza dove tutto può ancora accadere. Il progetto è quello di aprire un ristorante italiano che offra ai clienti il wi-fi - ancora raro sull'isola - grazie alle nuove ma limitate concessioni governative.
Con Nora (Sara Serraiocco), la strana ragazza che li aspetta all’Avana come un destino, scopriranno che esiste anche un modo glorioso di perdersi, che darà un senso profondo alla fatalità che li ha fatti incontrare.
Nel cast di Non è un paese per giovani compaiono anche Sergio Rubini e Nino Frassica, i cui ruoli sono piccoli ma necessari.

Nonostante la maggior parte della critica abbia bocciato il progetto di Giovanni Veronesi, noi vogliamo spezzare una lancia in suo favore.
Tralasciando il fatto che i personaggi sono poco originali in quanto già visti più volte sul grande schermo - soprattutto nel panorama cinematografico italiano -, a colpire di Non è un paese per giovani è il modo in cui è stato affrontato il tema della mancanza del lavoro e della necessità di fuggire all’estero per ottenere una realizzazione personale.
Innanzi tutto è bene dire che la pellicola, a livello registico, non delude affatto, anche se il ritmo poco incalzante non aiuta lo svolgersi delle situazioni. Le rende, infatti, meno incisive, ma comunque interessanti. Da apprezzare è il buon uso delle inquadrature in primo piano nei momenti più opportuni, che sono in grado di esprimere con molta naturalezza i drammi e le gioie vissute dai protagonisti.
Il film non si accontenta di mostrare l’aspetto più difficile della vita - la ricerca di un lavoro adeguato -, ma si presenta per lo più come una critica al nostro Paese, il quale continua a fare promesse che poi non riesce a mantenere. L’Italia così diventa un luogo in cui i giovani non trovano più spazio e ciò li porta a trovare una soluzione alternativa e - quando necessario - a lasciare la propria famiglia.
Molto intuitiva è la scelta di iniziare il progetto (e chiuderlo) con alcuni video che vedono protagonisti dei ragazzi: questi ultimi raccontano il motivo per il quale hanno abbandonato l’Italia alla volta di una terra straniera guardando dritto nelle telecamere. Non mancano scene divertenti e ironia, ma allo stesso tempo si assiste a momenti di profonda tristezza e di forte impatto emotivo.

Di Non è un paese per giovani di Giovanni Veronesi - oltre a una fotografia pulita e minuziosa, colpisce il cambiamento di prospettiva nei confronti dell’obiettivo che i due personaggi principali, Sandro (Filippo Scicchitano) e Luciano (Giovanni Anzaldo), si erano prefissati.
Entrambi inizialmente dimostrano un’incoscienza esagerata e la grande voglia di evadere da una vita che gli sta troppo stretta.
Successivamente, però, solo uno dei due riuscirà nell’impresa di realizzare il proprio sogno: talvolta qualcuno si lascia prendere dagli eventi con il rischio che tutto ciò che aveva desirato svanisca per sempre sotto il proprio naso.
La colonna sono è travolgente e la pellicola, nonostante l’andamento lento, si lascia guardare.
Per quanto riguarda l’interpretazione, a dare vita al personaggio più esilarante (in termini di battute) è Nino Frassica, mentre tutti gli altri interpreti hanno gestito bene il proprio ruolo ad eccezione di Sara Serraiocco, la cui recitazione è parsa un po’ troppo sopra le righe.


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