Nemmeno in un sogno
Ahmed, pastore asiatico, lascia il suo paese di origine per inseguire il "sogno italico" propinato dalla pubblicità. Dopo un approdo alquanto avventuroso, sbarca sulle coste pugliesi, in prossimità di un villaggio turistico. Come bagaglio ha solo una capra, un ombrello ed una misteriosa valigetta consegnatagli da uno degli scafisti. Nonostante le tante peripezie, e nonostante il rimpatrio forzato, Ahmed è convinto di aver visitato davvero il paese dei suoi sogni.
Pellicola leggera, poco impegnativa, sebbene il tema trattato sia dei più spinosi, soprattutto di questi tempi. In realtà il problema dell'immigrazione clandestina non viene assolutamente toccato, si parla soprattutto di pubblicità, di programmi televisivi, di show-business (anche questi per la verità temi scottanti, ultimamente!). Il regista ha inoltre voluto accennare alle varie cosche della Sacra Corona Unita, guidate spesso da energiche matrone. Anche in questo caso, il riferimento è stato fatto in modo scherzoso, presentando il clan, tutto al femminile, raccolto intorno ad una fantastica tavola imbandita, in attesa della misteriosa valigetta posseduta da Ahmed.
Bravissimo il protagonista, che con fare disincantato si muove in un mondo fatto di banditi (da strapazzo), bambine iperinformate e capi villaggio tronfi e pieni di se. Non mancano lo scemo di turno, le ballerine mezze nude, i motivetti snervanti che accompagnano costantemente il cliente, i famosi balli di gruppo, la cicciona single ma ninfomane, i tradimenti di coppia, il presentatore televisivo in fase di stallo, che è disposto a tutto per riconquistare il suo pubblico. Fa un'ottima figura anche la giovane Martina Stella, star in continua ascesa, ma soprattutto per il suo favoloso bikini rosa shoking! Il tutto viene descritto come se fosse una favola, tutto sembra irreale. La tragedia vissuta da tante persone che davvero credono di aver dato una svolta alla loro vita arrivando, dopo tanti sacrifici in Italia, viene presentata qui come se si trattasse di cosa da poco conto. D'accordo, a volte occorre sdrammatizzare, ma in questo caso mi sembra che si sia passato il limite!
Belle le scenografie, soprattutto quelle relative al paese d'origine del protagonista, fatte di maestose montagne, di spazi che si estendono all'infinito, di cieli turchini. Il villaggio turistico invece, è di una tristezza sconfinata: spiagge che hanno perso tutta la loro originaria bellezza per essere quasi sostituite da finte siepi semoventi che al loro interno nascondono suonatori di ukulele e ballerine hawaiane. Del Gargano, posto naturalisticamente rilevante non è rimasto nulla, il tutto poteva essere girato anche in uno studios, e forse il risultato sarebbe stato più accettabile. Consigliato a chi vuole mandare in vacanza il cervello.

Teresa Lavanga

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