La vie en rose
"Quand il me prend dans ses bras, Qu'il me parle tout bas,Je vois la vie en rose…" cantava Édith Piaf nella canzone che dona il titolo a questo bio-pic a lei dedicato. Una donna con una vita che di rosa ha ben poco: una salute cagionevole, un'infanzia passata tra bordelli e saltimbanchi, una vita sempre segnata da eccessi e da una dose di sfortuna capace di far diventare scaramantico anche l'ultimo degli illuministi e finita a soli 48 anni a causa di una broncopolmonite.

Una vita costellata di fatti drammatici che Olivier Dahan scrive e dirige senza voler essere didascalico, ma cercando di dare un'interpretazione al tutto e non una semplice costruzione temporale. Ecco quindi che fin dall'inizio la storia si svolge su più piani temporali, la gioventù è legata al declino (fisico, mai artistico), il successo all'incapacità di vivere una vita "normale" che sempre l'ha accompagnata. Si viaggia per associazioni di idee, come un collage: per andare dal rosso al giallo, si deve passare per l'arancione. La colonna sonora è ovviamente fondamentale. Dahal ha il merito di non farla mai diventare l'apice di un qualsiasi spezzone, ma sempre una (splendida) conseguenza, o più semplice accompagnamento. Al centro c'è la Piaf, non le sue canzoni. E così si spiega la splendida scelta di non far sentire la voce della protagonista proprio nel momento in cui si esibisce per la prima volta con un grande pubblico, la prima tappa della sua ascesa, per sostituirla con un sottofondo stile carillon che lega concettualmente l'evento alla dolcezza dell'infanzia (in fondo la Piaf sembra sempre una bambina nel film).
Un film bello, ricco di trovate registiche interessanti che evita di fare un'apologia (data l'importanza della Piaf in Francia era possibile cadere nella trappola), ma dando una precisa idea della donna che si celava dietro quella voce così ricca. Stona giusto un poco la scelta di fare vedere la morte della figlia solo a fine film, quando è chiaro che si è trattato di un evento che ha segnato ogni attimo della vita futura della Piaf, e la storia d'amore con il pugile Marcel Cerdan.
Marion Cotillard, splendida in "Un'ottima annata", diventa una superba Piaf a scapito dell'estetica. La voce quando canta è di Jil Aigrot, ma lei come attrice è comunque bravissima. Ottimo anche il resto del cast. I sottotitoli ci sono solo per le canzoni il cui testo ha una particolare importanza a livello narrativo.

La frase: "La sua voce è come l'aria di Parigi. Lei mi ha fatto viaggiare, lei mi ha fatto piangere".

Andrea D'Addio

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