Joy of Madness - Il piacere della follia
Non so se avete presente quei dischi dove molti artisti si riuniscono ed incidono un brano (che non è detto sia tra i più ispirati della loro carriera) soltanto per scopi benefici. Queste raccolte sicuramente valgono più per il loro fine che per il loro contenuto artistico.
Per il film di Hana Makhmalbaf si potrebbe fare lo stesso discorso: l'importanza storica del suo film va al di là di ogni considerazione artistica. Hana è una ragazza quattordicenne che fino a poco tempo fa non poteva neanche immaginare un futuro roseo e tutto questo solo per il fatto che sarebbe diventata una donna. Hana è nata e cresciuta in Afganistan, sotto il regime dei talebani, in una società che definire patriarcale è un eufemismo. Oggi finalmente riesce a far sentire la sua voce rivendicando il suo ruolo di "persona" in un mondo che fa comunque fatica a uscire dalle imposizioni che l'integralismo precedente aveva comandato. Ed è proprio questa la condizione che esce dal film: la gente ha ancora paura delle vecchie regole.
"Lezate divanegi" è il racconto di un film in fieri ed è anche il racconto di un pensiero in fieri: il personaggio del film, che si sta per produrre, vuole candidarsi alla presidenza del suo paese per avere (giustamente) gli stessi diritti degli uomini.
Strutturata come un documentario (ed effettivamente lo è) la pellicola riprende gli stilemi di un certo cinema verité (non so quanto volontariamente), usando un linguaggio scarno ed essenziale. Forse in un paese nel quale fino a poco più di un anno fa il cinema era soltanto una chimera, questo è l'unico modo per farlo. O forse no. Fatto sta che anche usando un linguaggio elementare ed in certo qual modo molto lento, il film di Hana Makhmalbaf coglie nel segno nel momento in cui vuole essere quel gesto esemplare che scioglie il suo paese dai legami drammatici col passato e lascia intravedere un barlume di speranza al di là delle macerie.
Parlando soltanto della realizzazione, "Lezate divanegi" può essere considerato un bel film o un brutto film, ma non si può assolutamente negarne l'importanza fondamentale per la storia di un popolo che vuole tornare almeno ad una "normalità" che dovrebbe essere concessa a tutti. Ed è per questo che di film come questo dovrebbero uscirne tanti quante sono le guerre e le ingiustizie che purtroppo continuano a violentare gente innocente in nome di cose che servono soltanto a pochi falsi "eletti". A quando un film iracheno sull'Iraq?

Renato Massaccesi

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