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Quasi amici - Intouchables











L’integrazione, la collocazione dei giovani che vengono dalle periferie, il divario sempre maggiore tra le classi più abbienti e quelle più povere, le difficoltà a volte insormontabili di convivere con un handicap fisico, tutte in un solo film.
Ma, sebbene quanto raccontato sia ispirato a una storia vera, si ride già durante il prologo, perché il quarto lungometraggio diretto dai francesi Olivier Nakache ed Eric Toledano, registi del giovanilistico "Primi amori, primi vizi, primi baci" (2006), rientra tutt’altro che nel filone drammatico.
L’incontro-scontro tra due menti, due personalità, ma, soprattutto, due visioni della vita, rappresentate dal ricco vedovo Philippe, divenuto paraplegico in seguito a un incidente di parapendio, e da Driss, ragazzo di colore di periferia che, appena uscito di prigione, viene assunto dall’uomo come badante personale.
Il primo con le fattezze di François Cluzet, il secondo con quelle di Omar Sy, provvedono a colorare di divertimento un soggetto che sfiora quasi le tematiche care ai fratelli americani Bobby e Peter Farrelly (autori di "Tutti pazzi per Mary", per intenderci), filtrato attraverso il look e i tempi delle commedie d’oltralpe, sebbene l’atteggiamento dissacratorio da sbruffone del ragazzo non possa fare a meno di richiamare alla memoria il miglior Eddie Murphy.
E, inizialmente in preda ad imprese da imbranato, poi destinato a portare una ventata d’irriverenza nel "calmo e pulito" ambiente aristocratico (citiamo, tra le tante, la sequenza dell’acquisto del dipinto), è proprio lui a garantire l’abbondanza di risate nel corso dei circa 111 minuti di visione, man mano che i due diversi mondi vengono messi a confronto.
In maniera assolutamente non banale, oltretutto, se pensiamo a un ragionato momento come quello che lo vede associare pezzi di musica classica a spot pubblicitari o altre forme di cultura popolare cui essi hanno fatto da colonna sonora.
Mentre, ancora una volta, l’idea di far irrompere nell’universo borghese un rozzo personaggio di periferia si rivela vincente; in questo caso al servizio di una storia di amicizia fornita anche di retrogusto amaro e capace perfino di spingere qualcuno alla commozione, complice l’ottima prova dei due protagonisti.
Non a caso, a Hollywood si sono immediatamente interessati per farne un remake.

La frase:
"Non è Arsenio Lupin, ma… ha comunque una fedina penale bella piena il tuo Driss".

a cura di Francesco Lomuscio

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