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Il paese delle spose infelici











Tratto dall'omonimo romanzo di Mario Desiati, il paese delle spose infelici è il film d'esordio di Pippo Mezzapesa. Come nel libro di provenienza, l'ambito di ricerca della pellicola è un paesino pugliese degli anni '80, in quell'atmosfera sospesa tra attesa e prigionia tipica di un piccolo centro abitato. La vicenda ruota attorno ai due giovani protagonisti, Veleno e Zazà, alle loro partite di calcio e alle loro scorribande in motorino nelle campagne bruciate dal sole.

Per certi versi il paese delle spose infelici è un classico racconto di formazione: Veleno, classico figlio di un professionista che cerca frequentazioni "di strada", finirà per imparare qualcosa su se stesso e sul mondo che lo circonda. Che le esperienze fondamentali accadano in quel periodo tormentato che è l'adolescenza è quasi un luogo comune e non è neppure del tutto vero. Quello che è più interessante è l'elemento dato dal titolo, quell'infelicità endemica, genetica che sembra affliggere la terra sulla quale si muovono i piccoli protagonisti. L'incontro con la bellezza pura, misteriosa e sensuale di Annalisa è fatale e fonte di profondo turbamento per i due ragazzi. Riporta alla memoria i cattivi matrimoni fonte di ogni infelicità. Peraltro nel film viene effettuato un passaggio ulteriore e viene suggerito che l'infelicità venga proprio dall'impossibilità di sapere che cosa sia davvero la felicità.

Pur senza avere dei guizzi di regia al di fuori dell'ordinario, il lavoro di Mezzapesa è più che onesto nel filone autoriale in cui naturalmente si colloca, e c'è la capacità di portare alla luce una storia autentica, per certi versi quotidiana. Il problema è che nelle svolte narrative non c'è davvero nulla di imprevedibile o di mai visto e la collocazione temporale negli anni '80 non aiuta molto a rendere la vicenda a noi vicina.

La frase:
"...una spilla porta dolori".

a cura di Mauro Corso

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