Huanggua (Cetriolo)
Capita sempre più spesso di trovare le cose più belle negli angoli più nascosti.
Succede come nel caso di Cucumber, pellicola presentata alla Mostra del Cinema di Venezia 2008, nella sezione della Settimana della Critica.
La Cina che non ti aspetti, la Pechino, città immensa, quest’anno centro del mondo per le Olimpiadi, vista dallo sguardo di tre storie, molto diverse tra loro, ma che nello stesso tempo, in realtà, sembrano essere fortemente unite, solitudini di vite ai margini, perse nella grandiosità della massa.
Ed ecco quindi che assistiamo alla vita, dignitosa, di una coppia di ortolani abusivi, ai loro sacrifici, i soldi che mancano, il racket che li perseguita, e al rapporto con il figlio piccolo, in cerca di sprazzi di serenità, ma che sa accontentarsi anche solo di un panino mangiato da McDonald.
C’è il padre di famiglia, con la moglie che lo tradisce, che non trova lavoro, anch’esso alle prese con il figlio adolescente, insicuro perditempo, finito in una gang minorile.
E poi c’è l’aspirante regista, che abita da solo, con una fidanzata che lo va a trovare, ma che poi scopre fare la prostituita per regalargli i soldi per girare il suo film.
In tutte queste malinconiche quotidianità, i cetrioli (cucumber appunto), mangiati da tutti i protagonisti, appaiono come l’unica certezza alla quale appoggiarsi, qualcosa di poco costoso, ma alla portata di tutti.
Il regista, Zhou Yaowu, qui alla sua opera prima (un passato nel digitale), compie un lavoro prezioso, intenso, e lo fa con una sincerità e una sensibilità narrativa che ci colpiscono fortemente.
La sua è una riflessione vera, sul Paese Cina, in apparenza pieno di possibiltà, ma che in realtà sa emarginare, sa allontanare.
Poco importa se la pellicola scorre lenta e se a tratti è ripetitiva, è giusto così.
Quella lentezza di racconto ci mostra meglio, nella sua nuda e cruda verità, un realismo attuale, di cui forse non abbiamo mai sentito il desiderio di saperne qualcosa, ma che certo, ora, sentiamo la forza d’accusa.
Il cast, formato da attori emergenti, nella sua semplicità recitativa, trasuda armonia e compassione.
Il cinema asiatico, che negli ultimi anni ha saputo lodarsi, a giusta ragione, per gli Ang Lee, i Jia Zhang-ke, moderni Zhang Yimou, abbraccia forse oggi un nuovo talento, che sa commuovere ed emozionare.
Non c’è presunzione nel lavoro di Yaowu, ma solo l’autenticità di un autore.

La frase: "Ricorda, non devi fare come me".

Andrea Giordano

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