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Gli amanti passeggeri











Se "Gli amanti passeggeri" fosse uscito negli anni 80 avremmo potuto salutarlo come una commedia al vetriolo, coraggiosa e provocatoria nel raccontare con fantasia l’universo omosessuale e le convenzioni sociali. Invece oggi, in una Spagna che riconosce i matrimoni gay con disinvoltura e dove i tabù che alimentavano l’acida grammatica almodòvariana si sono liquefatti, questa pellicola corale dai toni grotteschi appare, più modestamente, un lavoro di puro svago realizzato per compiacere e compiacersi. Quasi tutto il film, ad eccezione di un paio di sequenze "di marketing" dove si affacciano Penélope Cruz, Antonio Banderas e Paz Vega, si svolge all’interno di un volo della fantomatica Compagnia Penìsula. A causa di un guasto tecnico, l’aereo diretto a Città del Messico è costretto a volteggiare tra le nuvole in attesa gli venga assegnata una pista per atterrare. Espediente narrativo utilizzato per circoscrivere il racconto in una sorta di palcoscenico, dove va in scena in tono farsesco un parallelismo con la vita.
A cominciare dalla divisione in Business ed Economy, laddove i più fortunati – si fa per dire – passeggeri della prima vengono narcotizzati con alcol e mescaline, una miscela che li rende più disinibiti innescando strambe gag in alta quota. Un altro aspetto su cui pone l’accento il regista è la "disconnessione", malattia postmoderna di cui sono vittima i passeggeri in volo e che li costringe a comunicare con l’esterno in modalità live attraverso l’unico telefono funzionante. Niente privacy e riflettori puntati come in un reality: un tocco acre e polemico rivolto alla finzione televisiva.
E Almodòvar si sganascia dalle risate in questa sorta di screwball comedy rozza e depravata. L’equipaggio è costituito da un campionario di omosessuali: dallo steward checca al comandante bisessuale, passando per gay repressi e omo insospettabili, non manca nessuno stereotipo della categoria. Qualche greve battutaccia e un paio di trovate di vanziniana scuola (la droga maleodorante, l’erezione prolungata del passeggero Economy) chiudono il cerchio.
A dare un tocco glamour non bastano la tavolozza dei colori pastello utilizzata per la fotografia, le musiche popolari sudamericane e il parodistico playback coreografato di "I’m so excited" delle Pointer Sisters, e neanche la soave e vagamente onirica evacuazione sulla paradisiaca nube di schiuma.
Questo primo film girato con macchine digitali da Almodòvar è un divertissement fedele alla poetica dell’autore ma che travalica nel parossismo quando tratteggia con ridondanza i soliti personaggi-macchietta.
Girato con padronanza e a tratti godibile, "Gli amanti passeggeri" non aggiunge nulla al discorso del maestro spagnolo e di ragioni per ricordarlo non ne affiorano poi molte. Tra queste l’interessante accortezza targata Mariscal di disegnare – oltre che i deliziosi titoli animati – la corporate identity (logo, divise, finiture degli interni, livrea, eccetera) della "marca" Compagnia Penìsula.

La frase:
"Che c’avete messo in questo cocktail?".

a cura di Nicola Di Francesco

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