El viento
Il vento, insieme alla pioggia, è uno degli elementi più filmicamente enfatizzanti, perché sono automaticamente di per sé simbologie spesso profonde ed interessanti.
In quest'opera di Eduardo Mignogna, è il vento di scossa, ancora una volta il passato incancellabile che più potente che mai arriva a scuotere il presente (e il futuro).
Causa occasionale è la morte, che costringe il protagonista a prendere decisioni prima impensabili: la morte come viaggio alla riscoperta di sé stessi, un ritorno alle proprie origini, perché come si dice: "se non sai da dove vieni, non conosci te stesso".

Chiaramente, nulla di nuovo sotto l'aria. Insomma, dopo quel meraviglioso Lynch di "Una storia vera", il viaggio come metafora di ritorno alle proprie origini ha assunto una tonalità completamente superiore e diversa.
Eppure non possiamo negare che Mignogna ha una padronanza matura della messa in scena, così semplicisticamente essenziale ma nello stesso tempo così poetica.
La regia di Mignogna, se vogliamo proprio parafrasare, è come il vento: la sua macchina da presa si aggira per il set come un vento inquietantemente leggero, è una regia che rinfresca, capace di entrare oltre la pelle dell'immagine per addentrarsi non solo nello studio psicologico mediante i primi piani, ma soprattutto nell'emotività sentimentale.
El Viento è quindi innanzitutto un film d'emozioni, un film originariamente argentino ma di grande stampo europeo. Non è quel tipo di Cinema che cerca di esplorare la potenzialità della macchina da presa nelle sue varie forme d'uso e di funzionalità, bensì un'esplorazione della potenzialità del Cinema come oggetto sociale capace di muovere i sentimenti e le anime degli spettatori, un Cinema che usa più di ogni altro il mezzo della parola implicita.
Necessaria, in questo caso, una bravura nella direzione d'attori, e Mignogna la possiede senz'altro: in particolare ricordiamo Antonella Costa, che in piena tradizione della recitazione anti-actors studio, ci fa godere di una performance fantasmagorica, secca come quell'essenzialità a volte meravigliosamente godibile.

La frase: "Mi manchi, mi manca la casa, mi manca il cane, la pecora.. ma più di ogni altro, e non ridere di me: Mi manca il vento".

Pierre Hombrebueno

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