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Dark Horse











A due anni di distanza da "Perdona e dimentica" vincitore dell’Osella d’Oro 2009 come migliore sceneggiatura, il regista Todd Solonds torna a scrivere e a dirigere dando vita ad nuovo sofisticato racconto drammatico "Dark Horse" in concorso alla 68° edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica. Al contrario della precedente produzione del cineasta, questa pellicola è lineare e fluida, non vi è nulla di controverso o macchinoso, ma è semplicemente una commedia drammatica che racconta una storia. Jordan Gelber è Abe, ultratrentenne collezionista di giocattoli che vive con i genitori (Mia Farrow e Christopher Walken) e tenta di emanciparsi proponendo il matrimonio a una coetanea (Selma Blair) tornata in famiglia dopo l'insuccesso della sua carriera letteraria. Insomma Abe è l’incarnazione del classico "bamboccione", come direbbe qualcuno, tanto da essere soprannominato "dark horse". E’ un uomo affetto da quella che alcuni definiscono come sindrome di Peter Pan, ossia un uomo che non vuole crescere continuando a comportarsi in maniera infantile. Solonds dunque si allontana dai temi della violenza familiare, dai ragazzi disturbati e via discorrendo e cambia punto di vista, ma... Se la maggior parte dei temi sono cambiati, c’ è ancora un elemento nella produzione del cineasta che è rimasto inalterato, ossia l’indagine sul falso perbenismo della borghesia, sviscerando i modi di pensare bigotti e privi di fantasia e sottolineando fra le righe che l’uomo è in pratica il frutto del mondo che lo circonda.
Lentamente e inesorabilmente attraverso i dialoghi si scopre come Abe abbia un difficile rapporto con il padre e si senta come fosse un perdente senza speranza, legge la delusione e la rabbia negli occhi del genitore, cosa che suscita in lui un senso profondo di disagio e sofferenza. Un sentimento acuito dal fatto di avvertire non solo la contrarietà nel padre, ma anche la delusione perché in qualche modo aveva scommesso su di lui ed ha perso. Cerca la libertà, anche se ha paura, cerca la rivincita e vede nel matrimonio una possibilità di riscatto e di salvezza, un’ancora felice cui aggrapparsi. Come ha spiegato il regista: "Volevo solo vedere se ero capace di fare un film che non parlasse di stupri, pedofilia o masturbazione. Credo sia importante mettersi sempre alla prova".
Toni allegri, classici, da commedia si mescolano di tanto in tanto ad elementi drammatici, trasformando tutto in una vera tragicommedia che va volutamente sfaldandosi nel finale che pur triste sembra restare aperto. Sicuramente molto bravi gli attori, tra cui troviamo nomi importanti come Christopher Walken e Mia Farrow nei panni dei genitori del ragazzo, Justin Bartha, Zachary Booth, Aasif Mandvi e Donna Murphy, oltre ovviamente i protagonisti.

La frase:
"Date e numeri devono avere una verità fondamentale".

a cura di Federica Di Bartolo

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