Hypercube: Cubo 2
Otto sconosciuti si svegliano in una stanza cubica, non sapendo come quando e perché ci sono arrivati. Ognuno di loro avverte la presenza degli altri, ma ci vorrà un pò di tempo perché, "casualmente" si incontrino. Appena sono insieme, si rendono conto che per sopravvivere bisogna fuggire. Ma fuggire significa passare incessantemente da una stanza all'altra, da un cubo all'altro. La costruzione nella quale si trovano è un tesseratto, un ipercubo, un cubo a quattro dimensioni, in cui le stanze si ripetono all'infinito ripiegandosi su se stesse. Ogni stanza ha delle caratteristiche sue proprie, anche se all'apparenza sembrano tutte uguali: c'è quella in cui la forza di gravità è spostata, quella in cui il tempo è rallentato e quella in cui è velocizzato. Nell'ipercubo non esistono regole nè leggi e neppure il tempo conta. Tutto è relativo. I protagonisti non sanno se sono partecipanti inconsapevoli di un gioco a premi o se sono cavie per un esperimento segreto. Sanno solo che devono andare avanti e cercare di scoprire la via d'uscita, di riuscire a liberarsi dal cubo prima che questo imploda.
Detta così, la trama può sembrare interessante, avvincente, anche se in più punti ricalca il primo episodio. In realtà il film risulta meno coinvolgente e ansiolitico di quanto si vorrebbe. Un film del genere dovrebbe suscitare angoscia, ansia, senso di claustrofobia, di disorientamento, invece questo scorre lasciando lo spettatore quasi indifferente, se non annoiato di fronte a molte scene. Le riprese in primissimo piano, fatte con la telecamera digitale, che consente di girare intorno al personaggio per cercare di creare apprensione, non assurgono a questo compito: mettono solo in mostra le piccole imperfezioni del trucco degli attori. Alcuni personaggi sono inutili, altri che invece potrebbero risultare più interessanti, vengono sviluppati poco. Alcune scene sembrano svolgersi in una realtà parallela, e questo non può far altro che giovare alla trama, ma subito dopo ci vengono proposte situazioni scontate e ripetitive. Gli effetti speciali, sono curati dalla Mr. X, Inc. la stessa società che ha curato gli effetti visivi di film quali "The cell", "Fight club" e "eXistenZ". Il risultato ottenuto in questo caso è buono: quadrati volanti che si trasformano in cubi e che sono in grado di svolgere un'oscillazione perfetta in mezzo alla stanza come se non ci fosse forza di gravità, muri che si scompongono in più dimensioni e che sono in grado di inglobare al loro interno tutto ciò che incontrano sul loro percorso, sono solo alcune delle meraviglie tecnologiche che ritroviamo nel film. Ma a parte questi effetti che possono suscitare stupore (ma poi neanche troppo, visto quello che c'è in giro), il film scorre lento e in maniera poco avvincente. In definitiva, Hypercube non è in grado di mantenere il giusto ritmo: a volte corre troppo, altre troppo poco. Potremmo quasi considerarlo una sorta di videogioco riuscito male, in cui più si aumentano i livelli di difficoltà, minori sono i punti che si riescono a guadagnare e le soddisfazioni che il giocatore riesce a ricevere, o una specie di video musicale, (specialità del regista che ha diretto video di Tina Turner, Shania Twain e molti altri) in cui però le immagini cozzano con la musica di sottofondo.

Teresa Lavanga

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