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Cruel Tango

Con le fattezze di Francesco Castiglione, Vincenzo Cutuli non è solo un famoso, giovane giornalista siciliano, ma anche un blogger di cronaca nera dall’etica piuttosto discutibile e che in passato gli ha causato qualche contenzioso e molta disapprovazione; pertanto, è sempre alla disperata ricerca della giusta occasione per riscattare la sua carriera e, soprattutto, le proprie idee.
Parte da qui il primo lungometraggio diretto da Salvatore Metastasio, thriller nato nel probabile tentativo di rispolverare un certo cinema di genere tricolore in voga negli anni Settanta, destinato presto a tirare in ballo una mail contenente un breve, agghiacciante filmato del corpo orribilmente mutilato di una donna che riemerge dalle acque del lago Crisci, in una cittadina della Lucania.
Filmato che porta il protagonista a diffondere lo scoop sul blog, accendendo la miccia che provvede a trasformare la quasi ora e cinquanta di visione nelle non facili indagini verso la verità, man mano che i cadaveri aumentano.
E, tra torture e un’indispensabile dose di splatter, non sembrano essere assenti né influenze provenienti dalla gettonatissima saga di "Saw", né omaggi a lavori di Stanley Kubrick quali "Arancia meccanica" (1971) ed "Eyes wide shut" (1999), in particolar modo per quanto riguarda il costume sotto cui si nasconde il serial killer.
Ma, se da un lato non risulta poi tanto difficile scoprire l’identità di quest’ultimo, dall’altro a essere assente è proprio la tensione, man mano che lo schermo si popola di volti attivi soprattutto nell’ambito del sottobosco indipendente tricolore; dal Diego Bottiglieri visto in "Cronaca di un assurdo normale" (2012) alla Giulia Morgani di "Finché morte non vi separi" (2011), passando per Massimiliano Amato, conosciuto più che altro dagli spettatori del piccolo schermo.
Del resto, tra abbondanza d’inquadrature-cartolina volte a immortalare gli splendidi paesaggi della regione in cui il film è stato girato e non sempre convincenti prove da parte del cast, è un look decisamente televisivo quello che caratterizza l’esordio di Metastasio, in fin dei conti tutt’altro che distante da un episodio di "Don Matteo" con l’aggiunta, però, di una spruzzata di violenza e liquido rosso.
Un episodio tirato un po’ troppo per le lunghe e confuso in più parti, il quale ci lascia soltanto sperare in una più convincente prova futura a firma del neo-regista.

La frase:
"La brevità è l’anima della lingerie".

a cura di Francesco Lomuscio

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