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Attacco al potere 2











A Lahore, in Pakistan, è in corso una sontuosa festa di nozze – il padre della sposa è Aamir Barkawi (Alon Moni Aboutboul), un trafficante d’armi fra i più ricercati del mondo. In un solo colpo un drone uccide gli invitati al matrimonio – fra cui la figlia di Barkawi; quest’ultimo riesce a salvarsi e, insieme ai suoi figli, giura vendetta.
Due anni dopo a Washington, Mike Banning (Gerard Butler) e sua moglie Leah (Radha Mitchell), uniti più che mai, attendono con impazienza l’imminente arrivo del loro primo figlio. Banning però continua a lavorare come agente dei servizi segreti assegnato ad Asher ed è sempre in allerta. Quando il primo ministro inglese muore all’improvviso, il compito di Banning è quello di organizzare, insieme al capo dei servizi segreti Lynne Jacobs (Angela Bassett), i preparativi per accompagnare il presidente ai funerali di stato che si terranno a Londra nella cattedrale di Saint Paul. Un evento a cui parteciperanno tutti i potenti del mondo.
Babak Najafi dirige il secondo capitolo del franchise campione d’incassi nel 2013 e con sempre Gerard Butler sulla breccia. Il canovaccio è il medesimo del capitolo precedente eccezione fatta, come si evince dal titolo, per la location. Il film non offre considerazioni significative su trama e sceneggiatura e rispetta i canoni e le regole sui quali si era costruito il successo al botteghino della prima pellicola. Rimane quindi sostanzialmente uno one man show di poco più di un’ora e mezza dove Butler alterna uccisioni, mosse di arti marziali e battutine che nemmeno nei peggiori sabati sera della televisione italiana. E proprio l’Italia viene bistrattata dalla pellicola con una messa in scena del presidente del consiglio nostrano tipicamente americana, facilona e, ci scuserete, poco rispettosa.
L’alchimia tra Gerard Butler ed Aaron Eckhart rimane credibile, godibile e funzionale allo sviluppo dell’intreccio narrativo seppur comunque troppo didascalica e scritta a tavolino. Invece alcuni dialoghi che ammiccano alle pellicole d’azione del cinema degli anni ’80 suonano al limite dell’imbarazzante. Morgan Freeman viene ormai spesso impegnato in qualità di talismano della speranza in situazioni a dire poco critiche ma fa male vedere un attore di questo calibro relegato a ruoli così marginali e didascalici.
In sostanza “Attacco al potere 2” mantiene la (non velata) promessa con cui è stato realizzato, intrattenere il pubblico con uno sparatutto adrenalinico che crolla proprio quando cerca di prendersi la licenza di divertire, non riuscendoci e scadendo nel grossolano.
Le storie di contorno al plot centrale sono del tutto inutili e mal scritte e servono solo ad aumentare l’ego ipertrofico di un Butler ormai troppo vecchio per muoversi alla velocità di un super eroe riuscendo al contempo sia a schivare milioni di pallottole che a far fruttare ben oltre il limite del verosimile l’unico caricatore che come di consueto gli sceneggiatori gli concedono.
Un altro sostanziale quanto endemico problema del film è che già ben prima di entrare in sale lo spettatore sa che per quanto critica possa essere la situazione e per quanto agguerrito possa essere il villain (per altro poco caratterizzato e ancor meno concreto) alla fine tutto andrà per il meglio e questo compromette fatalmente la sospensione dell’incredulità, patto necessario al fine di godere di film del genere.
In conclusione, quindi, se ciò che cercate è un’ora e mezza di azione e sparatorie, il film, come il predecessore, non vi deluderà a patto che serriate ben a chiave il cervello e riusciate ad andare oltre all’immagine grottesca con cui puntualmente il nostro Paese e il nostro popolo vengono descritti.

La frase:
"Tra 1000 anni noi saremo ancora qui".

a cura di Jacopo Landi

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