Amnèsia

Il nuovo film di Salvatores raccoglie una specie di famiglia allargata con Diego Abatantuono, l'inseparabile Ugo Conti, Sergio Rubini ed il produttore Maurizio Totti della Colorad ed anche la storia è quella di famiglie e rapporti molto particolari. Storie che si sovrappongono, si incrociano, si sfiorano creando un affresco d'insieme. Tre famiglie che vivono ad Ibiza, ognuna molto particolare nel suo genere: Sandro (Diego Abatantuono) un produttore di film porno che aspetta l'arrivo della figlia diciassettenne (Martina Stella) che ignora completamente il mestiere del padre; Angelino (Sergio Rubini) e Alicia (Maria Jurado), una coppia multietnica con il desiderio di un figlio, ma con poche possibilità di dargli un futuro; infine Xavier (Juango Puigcorbé), vedovo, capo della polizia locale e con un figlio ribelle (Ruben Ochandiano) perso nell'ecstasi. Cosa unisce tutti questi personaggi? Una valigetta nera. Non un valigetta dal contenuto misterioso come quella di "Ronin", ma piuttosto una valigetta con dentro la promessa di un futuro diverso, migliore... peggiore chissà, ma come dice un vecchio adagio nessuna cosa è solo buona o solo cattiva.

I temi trattati possono sembrare a prima vista "leggeri", ma in realtà sono tutti di un certo spessore: incomunicabilità e falsità sembrano regnare sovrane su tutti. Ognuno le affronta a modo suo, aggirandole, ignorandole o scavalcandole, tentando in tutti i modi di fare i conti con loro. Salvatores ha diviso il film in due parti nette all'interno di una storia ciclica in cui i vari personaggi si muovono per poi ritrovarsi tutti insieme nel più classico dei finali risolutori (peraltro un dichiarato omaggio a "Rapina a Mano Armata"). Nella prima parte del film sembra di trovarsi in una tipica commedia degli equivoci, mentre nella seconda veniamo trasportati in un drammatico psico-dramma dalle tinte forti. Questa divisione la troviamo anche nell'incomunicabilità tra i protagonisti o nello split-screen che accompagna quello che di fatto si rivela essere un monologo tra Diego Abatantuono e Martina Stella.
Il montaggio è la peculiarità di questa pellicola; personalmente mi ricorda molto i film anni settanta come "Il Caso Thomas Crown" con lo schermo diviso in vari riquadri che seguono i singoli protagonisti, sottolineati ciascuno da un colore diverso; oppure potremmo dire che ricorda il nuovo modo di vivere una realtà in "finestre" ognuna con il suo programma in esecuzione.

Molto particolare la figura del narcotrafficante americano (Ian McNeice), ormai disilluso dalla vita, incapace di condividere le sue difficoltà con chiunque altro, poiché chiuso dall'incomunicabilità linguistica con il resto dell'isola (l'unica cosa che si sente ripetere è: "I don't speak English.").

La frase: "Gli uomini fanno progetti e gli dei sorridono."

Curiosità: il film è stato girato in italiano e spagnolo con Rubini e la Jurado che avevano inventato una sorta di esperanto con cui comunicavano, poi in sede di post produzione si è deciso di procede con il doppiaggio.

Indicazioni:
Per chi tenta di ritrovare le atmosfere del primo Salvatores, tenta...

Valerio Salvi

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