Yattaman - Il film
Le caratteristiche per essere trasformato in una pellicola live action, l’anime "Yattaman" – prodotto nel 1977 dalla Tatsunoko ma trasmesso dalle emittenti italiane soltanto a partire dai primi anni Ottanta – le possedeva decisamente tutte, tenendo in considerazione l’originale mix di comicità sprigionato dai continui scontri tra i robot costruiti dai protagonisti Ganchan e Janet e quelli sfruttati dal malvagio Trio Drombo, costituito dalla sexy Miss Dronio e dai suoi tirapiedi Boyakki e Tonzula.
Una pellicola live action il cui prologo, ricco d’azione e d’ironia, risulta immediatamente accattivante, soprattutto grazie alla capacità di rimanere altamente fedele al bizzarro spirito del cartoon, dal quale riprende addirittura i temi musicali; mentre, nel raccontare l’eterna lotta per l’appropriamento dell’ultima delle quattro parti che, unite insieme, costituirebbero l’antica pietra Dokrostone facendo accadere un miracolo, tira in ballo anche la giovane Shoko, in cerca del padre scomparso proprio quando era sulle tracce della reliquia.
E il prolifico regista giapponese Takashi Miike, noto soprattutto per i suoi insostenibili splatter (citiamo solo "Audition" e "Ichi the killer") ma cimentatosi anche in prodotti capaci di omaggiare in maniera divertita l’universo pop dei vecchi supereroi per ragazzi dagli occhi a mandorla (si pensi ai due "Zebraman"), come un bambino che sfoglia un fumetto sembra sguazzare gioiosamente tra i colori scintillanti sprigionati dal curatissimo connubio di scenografie e costumi e le assurde invenzioni degne del fantasioso mondo dei giocattoli.
Ma, in mezzo ad armi che sparano inchiostro di calamaro e creature robotiche fornite di "tette mitragliatrici", lo stupore iniziale finisce per lasciare ben presto spazio alla ripetitività, la quale già si rivelò, a lungo andare, il principale difetto della serie televisiva.
Però, se in quel caso ci trovavamo ad intrattenerci con un episodio al giorno, qui lo script ad opera di Masashi Sogo sembra concentrarne diversi in circa 111 minuti di visione (non pochi, dunque), costringendo lo spettatore ad assistere a più situazioni tutte simili tra loro e delineando uno spettacolo su celluloide sicuramente riuscito dal punto di vista estetico, ma tirato un po’ troppo per le lunghe e che avrebbe meritato maggior cura per quanto riguarda lo sviluppo della struttura narrativa.

La frase: "Fino a quando ci sarà Yattaman il male non potrà mai prosperare in questo mondo".

Francesco Lomuscio

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