The Universe of Keith Haring
Gli sono bastati 31 anni di vita per riuscire a rivoluzionare il linguaggio visivo del ventesimo secolo. Seppur la pop art nasca già alla fine degli anni ‘50 come risposta all’espressionismo astratto e intellettuale che imperversava all’epoca, quando oggi la citiamo molto spesso il pensiero corre subito agli omini, alle onde, ai colori di una delle tante opere di Keith Haring, un uomo che ha avuto solo un decennio di continua produttività artistica, gli anni 80: “Dipingerò quanto potrò, per quante persone potrò, per quanto a lungo potrò...”.
Assieme a lui visse e si formò un gruppo di artisti radicali, coda e conseguenza del ribellismo degli anni ’70. New York prima dell’Aids.
La libertà non era solo quella sessuale, ma anche quella, molto più radicale, di far diventare arte quello che fino allora si reputava quotidiano o vandalismo. Il graffito come nuova frontiera e strumento per commissionare le arti figurative e avvicinare l’uomo comune all’arte stessa. “Il mio contributo al mondo è la mia abilità nel disegnare... Dipingere è ancora sostanzialmente la stessa identica cosa che ai tempi della preistoria. Riunisce l'uomo e il mondo. Vive nella magia...”
Il documentario di Christina Clausen, coproduzione italo-francese, ripercorre la vita di Haring e al contempo l’intero momento storico dei luoghi in cui visse. Un lavoro biografico che parte dalle testimonianze di suoi familiari, amici e semplici conoscenti per dimostrare come il suo essere artista, e soprattutto, “quel tipo di artista”, fosse un percorso impossibile da non intraprendere. Molto si insiste, soprattutto nella prima parte, sull’omosessualità di Haring, svelando opere meno note al grande pubblico come le decorazioni della casa per i diritti omosessuali di New York, per passare poi a narrare del suo impegno nel sociale, con la creazione di progetti a favore dell’infanzia, contro la droga o per sensibilizzare l’attenzione mondiale sull’Aids. Ne esce un lavoro che seppur non abbia alla base una grossa idea portante, un approccio originale che getti una nuova luce sul personaggio o che lo analizzi in una chiave diversa rispetto quella canonica, rimane comunque apprezzabile per chiarezza espositiva, perfetto come approfondimento video in una mostra a lui dedicata.

La frase: "Disegnava fino a chiudersi in un angolo".

Andrea D’Addio

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