I poliziotti di riserva
Will Ferrell e Adam McKay formano ormai da quasi dodicenni uno dei connubi artistici più solidi dello spettacolo americano. Prima al Saturday Night Live, il primo come comico e il secondo come autore, poi con una serie di corto e lungometraggi ("Anchorman", "Ricky Bobby", "Fratellastri a 40 anni"), con McKay regista e sceneggiatore e Ferrell attore e, a volte, co-sceneggiatore: ogni volta che lavorano assieme è un successo, o quasi. Per la loro nuova collaborazione, "Poliziotti di riserva" hanno chiamato dentro al progetto anche Mark Wahlberg (mentre è purtroppo fuori il compagno di tante avventure John C. Reilly). Serviva un attore che potesse trasmettere rudezza e modi spicci. Si parla di poliziotti, e se da una parte si ha un corpo apparentemente sgraziato come quello di Will Farrell, dall’altra parte ci volevano i muscoli. Solo puntando sulla differenza, anche estetica, dei personaggi possono funzionare i buddy –film, ovvero pellicole basate sull’amicizia-scontro tra due uomini adulti impegnati nel frattempo a portare avanti un qualche tipo di missione (normalmente, quando si tratta di poliziotti, un caso criminale).
In "Poliziotti di riserva", Ferrell e Wahlberg sono due sbirri piuttosto sfigati che vorrebbero avere un po’ di attenzione per il loro lavoro. Entrambi hanno problemi personali, uno è eccessivamente aggressivo, l’altro non riesce a mantenere la calma in situazioni di panico. Grazie ad un po’ di intuito, si ritrovano coinvolti nella risoluzione di un intricato reato che coinvolge politica ed edilizia.
Nonostante quasi tutti remino contro di loro, riusciranno ad andare avanti nella loro indagine.
Una trama tradizionale, esile filo narrativo su cui costruire varie gag e dialoghi assurdi (anche se c’è da dire che, per regia, le scene d’azione sono girate piuttosto bene), che riesce comunque nel suo scopo. "Poliziotti di riserva" è impregnato di quell’umorismo a volte anche nero e grottesco, che ha caratterizzato la carriera di Ferrell.
McKay non si fa scrupoli se per fare ridere deve mostrare morti assurde, così come non risparmia sulle battute pesanti. Purtroppo però, rispetto ai suoi precedenti lavori, non spinge il pedale fino in fondo e così seppur si rida parecchio, ci si poteva aspettare di più dalla sua capacità di dissacrare. Da apprezzare, comunque, ci sono le apparizioni iniziali (e le scene che li riguardano) di Samuel L.Jackson e di Dwayne – The Rock – Johnson. Il loro volo e atterraggio, per il coraggio cinematografico mostrato dagli autori, valgono da soli già metà del biglietto.

La frase: "Sto per venire a romperti il bacino!".

Andrea D'Addio

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