The Libertine
"Non vi piacerò" con queste parole si presenta John Wilmot, secondo duca di Rochester, al pubblico, sguardo dritto verso la camera. E ha ragione, non ci è affatto piaciuto. Non certo per i motivi adotti dal protagonista (troppo depravato, troppo lascivo, troppo spregiudicato, troppo e basta) ma proprio perché sullo schermo di tutto ciò non si vede nulla.
Quello che ci viene mostrato, in una splendida ricostruzione d'epoca, è la vita di un uomo che strombazza il suo anticonformismo, si innamora di un'attrice di teatro e per lei perde la testa, non cerca di sedurla ma la vuole aiutare a diventare la più grande attrice del suo tempo. Viene da lei tradito e scaricato. Ammalato, solo e disperato, aiutato da una prostituta e dal suo servo, muore tra le braccia della moglie, convertito e ravveduto... Non prima di aver aiutato il re Carlo II, di cui aveva dato impietosa rappresentazione in una commedia teatrale, a ottenere i voti per mantenere il potere di successione.
Insomma il film, a differenza del suo soggetto, non rischia, non osa, troppo preoccupato di poter veramente scandalizzare, ci regala un ritratto convenzionale di quello che potrebbe essere il classico binomio: genio e sregolatezza.
Si perde la carica eversiva, lo spirito arguto e l'anticonformismo del vero duca di Rochester il suo coraggio e la sua capacità oratoria.
La sceneggiatura di Stephen Jeffreys, forse perché tratta dalla sua commedia teatrale, si basa troppo sulle parole per spiegare le varie situazioni e le personalità dei protagonisti, non a caso il linguaggio è l'unica parte realmente viziosa e lasciva.
Merito della regia di Laurence Dunmore, alla sua prima esperienza cinematografica, è la scelta di una fotografia basata sulla luce naturale delle candele, che regala splendide ombre, molto pittoriche, la prima apparizione della madre del Duca di Rochester è presa da un quadro di Vermeer. Bella anche la ricostruzione degli ambienti e delle strade della Londra del XVI secolo estremamente accurati e realistici.
Ridicole, invece, le lezioni di recitazione che il duca di Rochester impartisce alla sua protetta, in un periodo in cui si imponeva lo stile declamatorio e i movimenti ampi, John Wilmot insegna la tecnica dell'immedesimazione.

La frase: "Io vi condanno ad essere voi per il resto della vostra vita!".

Elisa Giulidori

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