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Suburra











“Romanzo Criminale” aveva iniziato un percorso proseguito poi con “Romanzo Criminale – La serie” per analizzare la criminalità romana e, in seguito, anche il fenomeno mondiale “Gomorra – La serie”.
Dietro queste tre grandi opere di piccolo e grande schermo c’è sempre la stessa prestigiosa firma di Stefano Sollima, sia regista che sceneggiatore. Il passo avanti compiuto con “Suburra” è incredibile: non si potrà più fare un film di questo tipo senza citare o prendere spunto da qui.
Roma si presta in modo eccezionale alla rappresentazione del soggetto: è l’unica città al mondo dove si può incrociare criminalità organizzata, potere politico e religioso. I giorni scelti per il racconto non sono casuali: si parte il 4 novembre 2011 fino ad arrivare all’11, giorno in cui c’è il crollo del governo Berlusconi e dello stesso “Suburra”.
Il cast nelle mani di Stefano Sollima è incredibile e recita in modo corale non dando mai l’impressione che ci sia un vero protagonista: Roma e il gioco di potere sono gli unici veri interpreti sempre presenti nelle oltre due ore di film. Il paradosso è che tra i quattro protagonisti principali è quello che meno ti aspetti a sorprendere di più: Pierfrancesco Favino, Elio Germano e Claudio Amendola sono fantastici, ma Alessandro Borghi già fa intravedere delle qualità impressionanti che poi sono esplose nel “Non essere cattivo” di Claudio Caligari, girato posteriormente a questo.
L’utilizzo del campo largo e la fermezza non fanno altro che enfatizzare l’anima dei personaggi, perché il Suburra di Sollima non è un quartiere ai piedi del Palatino ma un virus entrato in modo permanente tra le vie che contano infettando la Città Eterna nella sua interezza. La cosa sconcertante è che in 2000 anni di storia il filo invisibile con il peccato, la perdizione con il male di Suburra che non è mai venuto meno e ora ha raggiunto l’apice nella città dei tre poteri.
Stefano Sollima utilizza la bellezza di Roma quasi di sfuggita, come sia aria che ti scivola tra le dita in un affresco più grande nel suo capolavoro. La serie di eventi che si scatena per una carta che scivola nel puzzle è incredibile, come un fiume in piena che mira le certezze facendo crollare i progetti del Waterfront mettendo in ginocchio quella corruzione che ancora oggi dilaga.
La grandezza di Suburra è nella sua attualizzazione sempre presente: è stato ambientato nel 2011, ma nel 2015 è arrivata Mafia Capitale. La pioggia è un accessorio fondamentale nel colore da dare al film: scivola nelle strade di Roma come a purificare l’anima dei personaggi e la criminalità dalle strade.
Suburra è un film pregnante, ermetico, intenso e meravigliosamente recitato. L’Italia è ancora in grado di creare produzioni di livello americano e Suburra per gli interpreti, le tematiche e il prodotto finale rappresenta una delle massime espressioni di questa stagione cinematografica e, forse, del contemporaneo.

a cura di Thomas Cardinali

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