02 Novembre 2011 - Conferenza
"La kryptonite nella borsa"
Intervista al regista e al cast.
di Francesco Lomuscio

Affiancato dal cast, lo sceneggiatore Ivan Cotroneo è approdato presso il Festival Internazionale del Film di Roma per presentare "La kryptonite nella borsa", pellicola che segna il suo esordio dietro la macchina da presa.

Come ha lavorato Valeria Golino sul personaggio di questa mamma distratta e moglie insoddisfatta che, in fin dei conti, non sembra molto distante dal personaggio interpretato in "Respiro"?
Valeria Golino: Diciamo che entrambi le mamme che ho interpretato si spingono ai margini, si autoescludono dalla realtà che le circonda per entrare in una parallela. Non sono una che lavora molto, ma cerco di farlo solo con le persone che stimo. Ricordo di essermi sentita molto protetta durante le riprese e questo ruolo mi ha dato la possibilità di recitare senza vanità, di liberarmi dell'esteticità. Ero sicura che sarebbe stato lo sguardo di Ivan ad abbellirmi più di ogni altra cosa. Ivan e tutti loro mi hanno fatto sentire come in un'altra dimensione, è stato come stare a casa mia.

Perché la decisione di concentrarsi su questa femminilità?
Ivan Cotroneo: Ho sempre visto questo film come una storia di formazione di un bambino di nove anni nella Napoli degli anni Settanta, ma anche come il confronto tra tre generazioni di donne che hanno percorsi sentimentali e affettivi molto diversi. Io e le due sceneggiatrici con cui ho scritto il copione eravamo intenzionati a restituire sullo schermo personaggi femminili credibili, ma volevamo anche farlo in maniera affettuosa, mostrando le trappole familiari in cui incappano, molto frequenti per quegli anni.

Recentemente, abbiamo visto Napoli sempre immersa nell'immondizia…
Ivan Cotroneo: Io ci sono nato e ci ho vissuto fino a ventidue anni, me la ricordo come una città dei sogni, dove si può immaginare una vita piacevole e, al tempo stesso, c'è il rischio di ritrovarsi in una realtà completamente distaccata rispetto a quella durissima della strada. Questo è un film fatto per amore, ma anche per ripulire l'immagine negativa della città comparsa sui giornali di tutto il mondo in questi ultimi mesi. La mia è una sensazione di rimpianto, non di nostalgia, tanto che mi chiedo spesso per quale motivo non possiamo averla oggi una Napoli così.

Com'è stato per Luca Zingaretti lavorare sul set con un esordiente Cotroneo?
Luca Zingaretti: Nonostante sia un regista al suo primo film, Ivan è un uomo di grande disponibilità, che sa ascoltare e osservare. E' stata un'esperienza professionale ed umana molto bella, perché è raro trovare una sceneggiatura in cui i personaggi sono tutti così ben raccontati, ognuno col suo percorso, con una sua chiusura. Tutto questo conferisce all'insieme quel senso di realtà di cui un attore ha bisogno. La cosa che più mi ha divertito del mio personaggio è stato vedere un uomo degli anni Settanta così ben fotografato, inserito in una società non ancora intrisa di dottrine psicologiche o psicanalitiche; mi ha aiutato molto a capire come eravamo all'epoca e come siamo oggi. Antonio è un padre normalmente presente che, però, non ha a disposizione alcuno strumento di quelli che abbiamo noi oggi. Gli stessi zii che portano in giro il bambino gli vogliono bene, ma il loro è un affetto distaccato, che poi, alla fine, è la cosa che maggiormente salva Peppino dal crollo.

Che ricordo ha degli anni Settanta?
Luca Zingaretti: Sicuramente, noi stiamo vivendo in maniera molto più comoda di quel periodo, ma rimpiango il borsello, pensate quante tasche in meno potevo avere (ride), era un oggetto di incredibile bruttezza estetica, ma di grande utilità. Più di ogni altra cosa, però, rimpiango la capacità che c'era in quegli anni di lottare per le cose che ognuno di noi voleva, oggi non facciamo in tempo a desiderarle che un minuto dopo le abbiamo già in tasca. Non voglio fare il nostalgico, ma questa capacità oggi è venuta un po' meno.

Come si è trovata Cristiana Capotondi nel suo personaggio?
Cristiana Capotondi: Come tutti i personaggi di questa storia, Titina ha un suo percorso evolutivo, perché comincia come ragazza attirata dai costumi e dalle luci colorate degli anni Settanta per finire con il destino di mamma che già era toccato alla nonna, alla madre e alla sorella maggiore. Insomma, è una ragazza frivola che, però, quando si tratta di affrontare faccende serie è capace di viverle in maniera profonda. La sceneggiatura era già divertente e ben costruita di suo, io ho soltanto cercato di parlare bene il napoletano. E, grazie all'aiuto di Ivan, penso di esserci riuscita.

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