Festival di Cannes 2010

Cannes 2010/ Diario del giorno


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Il Diario da Cannes.
Il diario quotidiano dei nostri inviati con il resoconto di quanto accade al Festival, cinema ma non solo...



14.05.2010 - Wall Street e le alzate impossibili

Stavolta il treno che passa periodicamente che tocca tutte le cittadine della Costa Azzurra lo anticipiamo e siamo già in piedi alle 6 e 35 del mattino. La ragione è riconducibile essenzialmente al fatto che non potevamo non vedere "Wall Street 2". Spieghiamo meglio. Essendo, per chi scrive, il primo anno a Cannes il badge consegnatogli non è dei migliori. Diciamo pure che, tra i quattro disponibili per la stampa, è quello con cui si entra per ultimi. Tocca fare le file, e qui la gente è mattiniera. C'è competizione, mors tua vita mea. Alle 7 e 30, dopo essere passati di corsa in una boulangerie a fare il pieno di croissant e pizza preventiva per il pranzo, si è arrivati davanti il Palazzo del cinema. Il timore di restare fuori si stempera in un attimo. I mastrolindo francesi messi alle porte non guardano i colori dei badge e il nostro giallo entra subito al collo del suo possessore in un men che non si dica. L'ora di attesa per l'inizio della proiezione la si passa chiacchierando con gli altri colleghi che avevano pianificato la mattinata in maniera analoga. In poche parole, nel bel centro della galleria, c'è un gruppo omogeneo di giornalisti dal badge giallo che lottano tra la sveglia e la fase Rem. Le premonizioni sul film che verrà si rincorrono, quasi come il risultato di Italia Inghilterra di Fantozzi durante la Corazzata Potemkin.
- Per me il fatto che Gekko stavolta sia buono come ha detto Oliver Stone dura venti minuti - Per me neanche dieci - Per me Shia LaBeouf non reggerà il confronto con Charlie Sheen - Per me sì, è meglio - No, è un capra a recitare e ormai lo è anche Michael Douglas, tirato come corda di violino dal suo chirurgo plastico -Sicuro alla fine ci troveremo a dire che era meglio il primo - No, dai con tutta la crisi economica che c'è stata, Stone avrà fatto un film con i contro-cosiddetti. - Speriamo! - Beh, penso che lo speriamo tutti Morale della favola? Una boiata colossale, uno di quei film che più vanno avanti, più peggiorano. E ci siamo pure svegliati all'alba per questa cosa. La sofferenza si protrae mentre facciamo la fila per entrare nella sala conferenze stampa (già piena: c'è gente che non ha visto il film pur di presidiare il proprio posto e guardare in faccia Stone e compagnia bella). Seguiamo quindi il tutto dal monitor di fuori, incrociando giusto un attimo quello che fu il regista di "Platoon" e "Nato il 4 Luglio" vestito come un dittatore sudamericano, comprensivo di baffi da narcotrafficante.
Ciò che è più interessante della conferenza è la presa di coscienza che Michael Douglas dimostra quando dice che non lavora tanto ad Hollywood perché non vuole fare i ruoli da vecchio che gli offrono. Un tempo questo era un problema delle donne sopra la cinquantina, ora finalmente c'è parità di trattamento. Certo è che se Shia LaBoeuf e Carey Mulligan dovessero replicare delle perfomance del genere, preferiremmo anche un Sean Connery e Sharon Stone nei ruoli di due teenager.
Il pomeriggio lo si passa a scrivere, lasciandosi qualche minuto per un caffè e i quattro morsi alla pizza comprata al mattino. C'è un film alle 17 dall'altra parte della Croisette, nella sezione della Quinzaine. Ce ne hanno parlato bene, vogliamo andarci anche se non ne dobbiamo scrivere, purtroppo però la sala è già piena. Poco male. Il ritorno sul vialone è piacevole. Non solo è bello vedere quanta gente venga attorno al festival solo per passeggiare e vedere locandine, ma su di un angolo di strada, un gruppo di venticinque ragazzi poco più che adolescenti con trombe, trombette, sassofoni e flauti, suona di gran carriera marce irresistibili. Alla fine di ogni canzone, se ne va via un indumento. Rimangono in costume a suonare mentre un vecchio signore accenna a qualche passo di danza mentre con la mano destra tiene una busta piena della spesa. Nel rientrare verso la sala stampa ci invitano a prendere un cocktail nello stand del cinema brasiliano. Un bicchiere di succo d'ananas ed eccoci qui di nuovo a scrivere questo diario che, domani, vi racconterà anche di una serata finalmente normale. E cioè una cena con primo e secondo. Sempre che non ci si addormenti prima, mentre l'acqua bolle e il computer riprenda a respirare.

di Andrea d'Addio

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