[Rec] 2
Dopo anni di horror mediocri e scadenti, con nostalgia e trepidazione gli amanti del genere aspettavano di provare ancora una volta l’emozione del classico salto sulla sedia, e l’uscita di [REC] di Jaume Balaguerò, li ha accontentati, suscitando non solo stupore, ma soprattutto ammirazione verso il regista spagnolo per aver dato nuova vita ad un genere che sembrava ormai non potesse regalare più nulla di originale e coinvolgente. Certo salta subito all’occhio l’influenza di "The Blair Witch Project", così come di altre pellicole precedenti, ma il modo in cui è stato confezionato riesce a discostarlo dall’ombra della strega di Blair, nella storia, così come nei dialoghi e nel montaggio, offrendo allo spettatore la giusta dose di terrificante adrenalina.
Visto l’inaspettato, ma meritatissimo successo del film REC, quindi, sembra proprio che Balaguerò non abbia resistito alla tentazione di girarne un sequel, e viste le premesse ci si chiede: dopo la lunga fila di clamorosi fiaschi di sequel nel genere, era veramente necessario farlo?
Certo, l’intenzione è sicuramente quella di fornire ulteriori dettagli e punti di vista diversi sul misterioso palazzo messo in quarantena per una preoccupante e contagiosissima infezione, capire che fine hanno fatto i precedenti inquilini e quale terribile sorte li abbia accolti...
Così, in questo secondo film, nuovi personaggi entrano nell’edificio, e si confrontano con l’inquietante segreto che questo nasconde. Un gruppo delle forze speciali accompagnato da un’improbabile dirigente del Ministero della Sanità, si addentra negli appartamenti alla ricerca di qualcosa che spieghi cosa sia avvenuto nel loro interno e che fine abbiano fatto i suoi inquilini. Nello stesso tempo, il padre della bambina malata (per chi avesse visto il primo film: era andato a prendere le medicine) accompagnato da un pompiere, e seguito da un gruppo di ragazzini in cerca di forti emozioni, riesce ad entrare di nascosto nel palazzo attraverso un condotto fognario.
Quello che questi nuovi protagonisti trovano ovviamente è tutto il contrario di quello che pensavano, e sicuramente di quello che avrebbero mai potuto immaginare.
Ciò che differenzia questa pellicola dalla prima è il modo in cui il pubblico viene coinvolto negli eventi. Se in REC, infatti, l’occhio dello spettatore si identifica con la telecamera del videooperatore Pablo, e le sue emozioni sono guidate dalla giornalista Angela Vidal, (interpretata dalla bravissima Manuela Velasco), in REC2 gli occhi sono tanti, uno per ogni telecamera sul casco dei GMen, e uno per la videocamera dei ragazzini. Questo fornisce altri punti di vista e differenti modi di sentire e reagire alle spaventose vicende, ma nello stesso tempo genera anche una confusione tale che lo spettatore non riesce più ad immedesimarsi con i protagonisti, e viene scaraventato nuovamente nella sua tranquilla poltrona di semplice spettatore.
Per produrre un sequel Balaguerò sa bene che la storia deve evolversi e generare nuove raccapriccianti emozioni, pur partendo da punti di riferimento noti, ma il rischio è che si scada nella banalità e nello scontato, rischio che purtroppo il regista spagnolo prende in pieno, creando tutta una serie di clichè e riferimenti a ben più famose e storiche pellicole del genere, (vedi "L’Esorcista"), che però anziché impreziosire, sminuiscono e sviliscono la sceneggiatura, che alla fine diventa la parodia di se stessa.
Nemmeno la scoperta della sorte della giornalista, che il pubblico di REC ha amato, riesce a dare vigore alla storia e alle immagini, e viene quasi da pensare che il regista Spagnolo coadiuvato da Paco Plaza abbia voluto usare la tecnica della resurrezione, del ritorno dell’eroe per riuscire a catturare l’attenzione di un pubblico che già era fedele.
Si, certo, in certi istanti qualche piccola scossa di paura la si riceve, ma mancano quei momenti ansiogeni, quella suspence, quella voglia di scoprire cosà ci sarà dietro quella porta pur sapendo che sarà terribile, quel non voler vedere tenendo la mano aperta davanti agli occhi, insomma, manca tutto ciò che rende apprezzabile un buon horror, e questo perché è indefinita quella linearità di narrazione che è poi ciò che riesce a trascinare lo spettatore e a farlo entrare nei panni dello sventurato protagonista.
Alla luce di tutto ciò, dopo aver adorato e osannato [REC], e dopo aver visto questa seconda pellicola una domanda rimane in testa: era veramente necessario farlo?

La frase: "Nessuno uscirà di qui finchè non avremo terminato la missione".

Monica Cabras

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