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Peppermint - L'Angelo della Vendetta

La recensione del film a cura della Redazione di FilmUP.com

di Francesco Lomuscio14 marzo 2019Voto: 6.5
 

  • Foto dal film Peppermint - L'Angelo della Vendetta
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È possibile che il suo ricordo non sia quello che credeva che fosse? Senza perdere tempo, si comincia immediatamente con Jennifer Garner impegnata ad uccidere un individuo che non è sicuramente un personaggio positivo, per poi tornare a cinque anni prima, in modo da far capire al pubblico cosa stia accadendo.
Infatti, in breve apprendiamo che colei che incarnò sul grande schermo la supereroina dei fumetti Elektra veste qui i panni di Riley North, un tempo felice moglie e madre modello la cui vita, però, è stata stravolta dall’omicidio del marito e della figlia avvenuto sotto i suoi occhi per mano di un manipolo di narcotrafficanti poi lasciati liberi, nonostante la propria testimonianza durante il processo.

Una Riley North che, decidendo di attuare per conto proprio una autentica vendetta mirata a colpire anche i potenti cartelli della droga e il sempre meno pulito sistema giudiziario americano, rimanendo nell’ambito dei cinecomic potrebbe inizialmente spingere a pensare, quindi, ad una versione femminile del Frank Castle della serie “The punisher”; sebbene, considerando il fatto che a finire sotto la sua furia scatenata sia, inoltre, un giudice corrotto, venga una gran voglia di associare lo script di Chad St. John – sceneggiatore di “Attacco al potere 2” – al molto meno conosciuto “Vigilante”, sottovalutato b-movie firmato nel 1982 da William Lustig.
D’altra parte, in mezzo a cadaveri appesi in aria e mani inchiodate al tavolo, non sono certo assenti ingredienti tipici della celluloide “brutta”, sporca e cattiva a basso costo nel corso della circa ora e quaranta di visione, al cui timone di regia troviamo il francese Pierre Morel che ha diretto, tra gli altri, “From Paris with love” con John Travolta e “Io vi troverò”, capostipite della trilogia “Taken” interpretata da Liam Neeson.
Due titoli ad alto contenuto d’azione che, però, differenziano da “Peppermint – L’angelo della vendetta” per un fondamentale motivo: la Riley North qui portata in scena non vanta un passato militare o da agente segreto, bensì finisce per trasformarsi in una agilissima stermina-cattivi esclusivamente a causa del trauma che è costretta a vivere.

Un aspetto che fa tranquillamente storcere il naso ai puristi della verosimiglianza, ma che, in verità, non si rivela altro che una tanto surreale quanto efficace metafora da schermo atta a concretizzare il desiderio di giustizia che alberga in buona parte degli spettatori d’inizio XXI secolo, destinati a vivere in un mondo sempre più orientato verso la diffusione della disonestà e l’eliminazione della trasparenza.
Un desiderio di giustizia con ogni probabilità accentuato dall’epoca della presidenza di Donald Trump, ma che, in maniera curiosa, viene in questo caso associato ad una donna, abbracciando in maniera più o meno involontaria tutti i vari sentimenti di rivalsa ribaditi dal gentil sesso attraverso girl power e movimenti Me Too assortiti.

E, tra esplosioni e, ovviamente, immancabili pallottole volanti, se da un lato la Garner offre una buona prova di agile e spietata wonder woman priva di poteri speciali, dall’altro l’insieme funziona sicuramente meglio del guardabile reboot de “Il giustiziere della notte” curato da Eli Roth e del molto poco esaltante “Gunmen”, precedente fatica di Morel... pur non raggiungendo la stessa capacità di coinvolgimento del citato già cult neesoniano.


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