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Odio l'estate

La recensione del film a cura della Redazione di FilmUP.com

di Rosanna Donato27 gennaio 2020Voto: 7.5
 

  • Foto dal film Odio l'estate
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Sono tornati. Aldo, Giovanni e Giacomo sono tornati ad emozionarci, a farci divertire con i loro pregi e amatissimi difetti nella commedia “Odio l’estate”, diretta ancora una volta da Massimo Venier. Un ritorno in grande stile quello del trio, che negli ultimi anni aveva perso la comicità che da sempre li distingueva. Il film racconta di tre famiglie, con abitudini e modi di vivere differenti, che si ritrovano a dover condividere la casa delle vacanze estive a causa di un disguido. Dopo “Tu la conosci Claudia?”, Massimo Venier torna a dirigere Aldo, Giovanni e Giacomo. La sua mano dietro la macchina da presa è evidente in tutte le scene, tanto che alcune di esse ricordano piccoli momenti visti nei loro primi film, come “Tre uomini e una gamba” e “Così è la vita”. Eppure, nonostante quanto appena scritto, è tutto fuorché uno scopiazzamento dal passato. Certo, c’è la volontà di riportare alla mente dei nostalgici immagini significative, scene che hanno fatto parte della loro infanzia. Un richiamo, insomma, per la memoria degli appassionati, di coloro che hanno amato i loro successi e proprio per questo non potranno fare a meno di apprezzare anche “Odio l’estate”. Una strategia che funziona, soprattutto dopo il declino a cui si è assistito recentemente, e che emoziona, commuove.

Emoziona perché il ritorno del trio è come un tuffo nel passato, dove Aldo, Giovanni e Giacomo ritrovano se stessi e le loro dinamiche, che già ne “La banda dei Babbi natale” erano andate in parte perse: Giovanni è il solito pignolo che amiamo, Giacomo è un medico di successo un po’ complessato, Aldo invece prova ad alleggerire le atmosfere con le sue espressioni e i suoi gesti ormai universalmente riconosciuti. A lasciare il segno però non è solo il trio, ma bensì le figure femminili, interpretate da Lucia Mascino, Carlotta Natoli e Maria Di Biase. La Mascino è la tipica donna tutte regole, che non riesce mai a lasciarsi andare: deve tenere tutto sotto controllo. L’attrice riesce in toto a far emergere questo lato del personaggio, e il pubblico - che potrebbe restare sorpreso dalla sua pesantezza - ora della fine non potrà fare a meno di tifare per lei. Carlotta Natoli invece interpreta una donna frustrata, bisognosa di ritrovare un’armonia famigliare che da tempo non esiste più. A colpire maggiormente è il discorso del suo personaggio al marito. Non tanto per le parole, che comunque lasciano l’amaro in bocca per quanto siano vere, ma per la sincerità e la passione con cui l’attrice le fa “esplodere" dalle proprie labbra. Una forza espressiva e comunicativa (seppure il tono di voce è piuttosto pacato, il dolore emerge fino in fondo) che la dice lunga sulla bravura di Carlotta Natoli. Il personaggio femminile più divertente, però, è quello interpretato da Maria Di Biase, nota comica del programma televisivo “Made in sud”. Il suo ruolo è quello di una donna senza peli sulla lingua, molto estroversa, utilizza un linguaggio terra a terra ed è innamorata della vita. Impossibile non amarla in “Odio l’estate”. Maria di Biase trasmette serenità e dà il via a tante grasse risate sin dalle prime scene. Michele Placido invece veste i panni di un carabiniere e difficilmente non verrà apprezzato dal grande pubblico, perché fuori dal comune. Possiamo dire che la sua interpretazione è divertente e perfetta per il ruolo a lui affidato.

La sceneggiatura di “Odio l’estate” non è banale, ma anzi ogni frase e ogni dialogo, sia nelle scene più leggere sia in quelle più “drammatiche”, quelle volte a far riflettere lo spettatore, ha in sé una potenza di grande impatto emotivo: si ride, ci si commuove, ci si rattrista, si riflette e soprattutto non ci si annoia mai, nemmeno quando si vuole far passare il messaggio di fondo. Il messaggio non è uno solo, ma c’è un tema che li racchiude un po’ tutti: la vita è importante. Non sprecatela, ma godete di ogni attimo che avete, anche nel modo più sbagliato possibile, ma lasciatevi andare. Nella vita bisogna vivere, non sopravvivere. Provare cose nuove, che stando fermi non si va comunque lontano. C’è anche la paura: paura di sbagliare, paura di non essere all’altezza, paura di dire verità scomode. Insomma, la difficoltà di prendersi le proprie responsabilità nei rapporti di coppia e non. Nel film di Massimo Venier viene mostrato un cambiamento, ma attraverso un paio di scene che poco si addicono alla visione dei bambini. Ciononostante sono due scene consecutive, verso la fine della pellicola, che hanno un senso inserite in quel dato momento e sono volte a rimarcare appunto il cambio di rotta di un determinato personaggio, anche se una scena in particolare lascia passare un messaggio negativo per i bambini (il sottotesto però è un altro).


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