N io e Napoleone
L'11 aprile del 1814 Napoleone si arrese senza condizioni. Tra le clausole del Trattato di Fontainebleau era previsto l'esilio forzato sull'isola d'Elba. Un anno dopo il ritorno al potere, i cento giorni e la sconfitta definitiva. Quali furono i contatti tra l'imperatore decaduto e gli abitanti di Porto Ferraio? Lo scrittore Ernesto Ferraro dopo un'accurata ricerca storica cerca di rispondere a questo interrogativo nel romanzo "N", da cui è liberamente tratto questo film di Paolo Virzì.

Protagonista è Martino, un giovane imbevuto di ideali romantici e libertari, che vede in Napoleone un nemico, una minaccia sempre presente ed un nemico dell'umanità con le sue lunghe campagne belliche che nel caso della Russia hanno persino precorso i conflitti del ventesimo secolo. Gli sceneggiatori hanno reso Martino molto simile ad un'altro personaggio della sua età di un'altro paese: il Pierre Bezuchov di Guerra e Pace, anche lui fiero nemico di quella che era considerata la Bestia, una manifestazione terrena dell'anticristo.

Virzì registra in modo molto colorito la dialettica che si viene a creare tra il Grande corso e gli isolani, realizzando un film frizzante e godibile, con un sottotesto sulla natura del potere di grande importanza. Daniel Auteil costruisce un personaggio di grande complessità, sospeso tra ricordi dell'infanzia, miserie del passato e ambizioni di rivincita dettate dalle gloria recente e dalla propria vanità. Anche questa rappresentazione del "tiranno" sembra molto tolstojana, nell'illusione dell'imperatore non di muovere la storia ma di "essere" la storia in ogni frangente anche più umile della sua esistenza. Anche Martino sente la fascinazione per questo personaggio, con il risultato di rendere difficile la realizzazione del suo proposito. Non bisogna pensare però che si tratti solo di un affresco storico dell'epoca, perché Io e Napoleone è soprattutto una commedia, fatta di battute a volte fulminanti e da vicende amorose ed umane vissute sotto il segno di un'ironia divertita e a volte dolente. La convinzione da parte della popolazione locale che fosse stato Napoléon a scegliere l'Elba come luogo di residenza è ampiamente documentata, e da questo derivano molti degli equivoci e delle situazioni comiche.

È curioso vedere attori romani recitare in modo convincente in accento livornese, ma è addirittura spassoso assistere ad una Bellucci recitare nel proprio dialetto di Città di Castello, proprio come nelle imitazioni del programma radiofonico di Fiorello.

Si tratta di una pellicola molto interessante anche dal punto di vista tecnico e produttivo, e chissà che non sia un punto di partenza per un rilancio del cinema italiano, anche all'estero.

La frase:
- Potenza imperiale? E che siamo l'Inghilterra?
- È un'isola anche lei!

Mauro Corso

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