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La madre











Con due bambine che, nel 2007, spariscono nel bosco dopo aver perso entrambi i genitori, sfodera situazioni horror già a partire dal prologo il primo lungometraggio diretto da Andy Muschietti, evoluzione del suo "Mamá" (2008), short che ha convinto l’autore de "Il labirinto del Fauno" (2006) Guillermo del Toro a ricoprire il ruolo di produttore esecutivo in questo esordio.
Due bambine che, con le fattezze della Megan Charpenter di "Cappuccetto rosso sangue" (2011) e della Isabelle Nélisse della serie televisiva "Mirador", vengono ritrovate cinque anni dopo all’interno di una baita fatiscente e ospitate in casa dello zio e della fidanzata, rispettivamente interpretati dal Nikolaj Coster-Waldau de "Le crociate" (2005) e dalla candidata all’Oscar Jessica Chastain.
Due bambine che, però, sembrano avere al loro seguito una malvagia presenza destinata ben presto a seminare cadaveri in giro; man mano che s’infittisce il mistero intorno al quesito riguardante come siano sopravvissute negli anni passati e che la circa ora e quaranta di visione distribuisce improvvisi spaventi garantiti dalla sempreverde manipolazione del sonoro.
Una malvagia presenza che, volta ad incarnare in maniera allegorica la possessività materna, potrebbe vagamente richiamare alla memoria la pericolosa fatina dei denti di "Al calare delle tenebre" (2003) di Jonathan Liebesman, nel corso di una ghost story finalizzata prima di tutto a ribadire cosa significhi essere genitori e ad affrontare i diversi modi di amare e proteggere.
Una ghost story che, in particolar modo durante lo svolgimento della sua prima parte, s’immerge in una atmosfera molto vicina a quelle che caratterizzarono efficacemente diverse pellicole dell’orrore risalenti al periodo a cavallo tra la fine degli anni Settanta e l’inizio del decennio successivo; per poi ripiegare, però, sui consueti cliché del cinema di paura di derivazione giapponese d’inizio XXI secolo, a partire dalla immancabile immagine dello spettro femminile caratterizzato dai lunghi capelli lisci.
Quindi, sorvolando su una sceneggiatura – a firma dello stesso regista insieme alla sorella Barbara e a Neil Cross – non sempre convincente, uno spettacolo sicuramente confezionato con notevole professionalità e non privo di momenti capaci di far balzare lo spettatore dalla poltrona, ma che, in fin dei conti, non aggiunge quasi nulla di nuovo a quanto già raccontato su schermo dal genere che ci ha regalato la saga "The ring" e lo spagnolo "The orphanage" (2007).

La frase:
"Papà c’è una donna là fuori, non tocca per terra".

a cura di Francesco Lomuscio

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