La mala educación
Giunge finalmente anche sui nostri schermi l'ultimo, atteso lavoro di Pedro Almodóvar, film d'apertura della 57esima edizione del Festival di Cannes.
Presentata come l'ennesima opera-scandalo del regista spagnolo, "La Mala Educación" non sembra, in realtà, avere per obiettivo un attacco diretto alla Chiesa ma semplicemente quello di rappresentare i molteplici volti che può avere un sentimento intenso ed irrazionale quale è la passione.
Film dalla struttura piuttosto complessa, la pellicola di Almodóvar si sviluppa in tre storie parallele ma, al tempo stesso, concentriche, tanto da diventare poi una sola; protagonisti della vicenda sono due amici d'infanzia, Ignacio ed Enrique, ed il loro professore di letteratura ai tempi del collegio, Padre Manolo. L'intromissione di quest'ultimo nel rapporto tra i due ragazzini, che stava andando ben oltre una semplice amicizia, segna in modo irreversibile il corso di tutta la vita di Ignacio, il quale si troverà a fare i conti con la propria sessualità, i pregiudizi della gente e l'inevitabile cinismo che ne deriva.
Dire qualcosa di più sulla trama, con il rischio di svelare dettagli importanti, sarebbe controproducente per la godibilità della storia, quindi varrà ancora di più la pena soffermarsi sull'estetica del film e sulla bravura dei suoi interpreti. Il cast, per iniziare, è ricco di attori validi e, francamente, insostituibili: una vera e propria rivelazione è stata senza dubbio Gael Garcìa Bernal, che se ne "I diari della motocicletta" si era già distinto per la freschezza e la tenerezza con cui aveva interpretato Ernesto Guevara, ne "La Mala Educación" è riuscito a superarsi calandosi perfettamente nel ruolo di "enfant terribile" che è, al contempo, una "femme fatale", capace di portare alla perdizione tutti coloro con cui entra in contatto; ciò che maggiormente sorprende, forse, è proprio questa sua incredibile capacità di "diventare donna" senza, però, risultare grottesco e sopra le righe. Ma Bernal non è l'unico attore degno di nota, perché oltre al navigato caratterista Javier Càmara, ci pensano gli ottimi Fele Martìnez (già in "Parla con lei"), Daniel Giménez-Cacho e LLuis Homar a completare il quadro attoriale.
E non bisogna certo dimenticare che il regista di questa pellicola risponde al nome di Pedro Almodóvar: con il solito spirito di provocazione che lo contraddistingue, egli ha scritto la sceneggiatura partendo dai suoi stessi ricordi, non solo quelli del periodo in collegio, ma anche e soprattutto dei primi anni di democrazia spagnola, quando si è iniziato a respirare una certa aria di libertà ed è stato possibile divenire padroni della propria vita e del proprio destino. Sono da leggersi così i sentimenti esplosivi, i toni eccentrici e i colori sgargianti che caratterizzano la narrazione; peccato, solo, che per i medesimi motivi questa sappia vagamente di "già visto" e "già sentito", la qual cosa finisce per svilire la qualità indiscussa della pellicola e per ridimensionare l'originalità e la spregiudicatezza di alcuni suoi temi. Da segnalare, infine, lo straordinario esempio di metacinema presente nel film: così come in "Parla con lei", anche ne "La Mala Educación" c'è un film nel film, ma stavolta dura complessivamente quasi mezz'ora, il che lo rende un esperimento apprezzabile e senz'altro molto più audace del primo.

Laura Spina

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