K-19
Katherine Bigelow, per me una sorta di mito, si piega allo strapotere degli studios confezionando una pellicola che tenta di spacciare per un film impegnato, ma che fondamentalmente rimane un giocattolone destinato alla massa (che peraltro lo ha snobbato con scarsi riscontri di incassi in America).
La vera storia dell'equipaggio del sottomarino russo K-19, il primo a propulsione nucleare, destinato ad arginare lo strapotere americano in mare e' ambientata nel '61, quando sotto la spinta dell'incessante corsa agli armamenti, i Russi decidono di varare, pur non avendo effettuato tutti i collaudi, il loro primo sottomarino nucleare che, pattugliando la costa tra New York e Washington, dovrebbe tenere sotto scacco il governo americano. Ovviamente le cose prendono subito una brutta piega; i presagi di sventura,a cui i marinai non hai mai smesso di credere fin dalla notte dei tempi, come la bottiglia di champagne che non si rompe al momento del varo o la morte in un incidente del medico di bordo, si concretizzano in un'avaria al reattore.
La perdita di radiazioni e' terribile, ma ancora più terribile è la possibilita' che si inneschi una reazione a catena con tanto di esplosione nucleare che potrebbe essere interpretata come un'aggressione dal governo americano. La scelta tra tornare indietro e tentare il tutto per tutto provoca l'inevitabile contrasto tra i due comandanti: Vostrikov (HarrisonFord / "Le Verità Nascoste") e Polenin (Liam Neeson / "Episodio I"). Sacrificare le vite dell'equipaggio al più grande interesse del paese, tornare indietro o cercare aiuto dagli americani?

Al di la delle dichiarazioni d'intenti che vogliono "K-19" un film sul coraggio e sul sacrificio (cosa in parte anche vera), il prodotto finale risulta troppo hollywoodiano e lontano anni luce dalla rozza efficacia di una pietra miliare del genere come "U-BOT 96". Inoltre le continue schermaglie tra i due comandanti sembrano ricalcate da quelle tra Gene Hackman e Danzel Washington in "Allarme Rosso", se poi vogliamo dirla tutta anche la locandina del film non e' affatto originale: levate la torretta del sottomarino e mettetci una aereo ed avrete quella di "Air Force One" dominata dal "faccione" di Harrison Ford. Insomma si tratta di una sorta di patchwork senza identità che non riesce a piazzare il colpo nell'immaginario dello spettatore.
La bravura di Liam Neeson quasi si perde accanto alla recitazione manierata e ormai sempre uguale a se stessa di Ford;. la parte più interessante resta quindi il sommergibile, con il suo immutabile fascino di tubi, manopole, portelli e siluri.
Speriamo che pagato il suo dazio, la Bigeow possa tornare sulla sua strada.

Alcuni critici hanno voluto vedere un omaggio al "Mediterraneo" di Salvatores nel finale in cui alcuni dei sopravvissuti si ritrovano invecchiati a ricordare i loro compagni; ma a parte la risposta della Bigelow: "Mediterraneo? E' vostro mare?", che la dice lunga in merito, se proprio vogliamo trovare un addentellato cerchiamolo nella partita di calcio sulla banchisa polare!

Curiosità:
L'idea che Liam Neeson sia imbarcato su un sommergibile, con i suoi 190 cm di altezza e' assurda considerati gli spazi angusti dell'epoca, infatti quando si sposta lungo i corridoi sembra gobbo.

La Chicca:
Ford all'inizio del film ha 3 stellette sulle mostrine, ma quando prende il comando del sommergibile soltanto due.

Indicazioni:
per gli appassionati di sommergibili.

Valerio Salvi

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