Juno
Una volta parlare di teen-ager e gravidanze indesiderate era un taboo.
Poi è diventato un argomento scottante che a sua volta si è trasformato nel soggetto per polpettoni tristissimi sulla solitudine e sulla disperazione contemporanea. Juno non si inserisce in nessuno di questi filoni cine-letterari ma se ne inventa uno proprio, confermando il principio per cui si possono realizzare prodotti leggeri anche su tematiche non di poco conto dal punto di vista umano e sociale.

Jason Reitman, che aveva già firmato “Thank you for smoking, dimostra fiuto ed eclettismo notevoli nella scelta delle proprie sceneggiature e conferma come il meglio del cinema statunitense non sia nei grossi nomi ma nell’intelligenza dello script e in uno stile narrativo decisamente anticonvenzionale. Il punto di vista è tutto dalla parte della giovane protagonista (in realtà la ventenne Ellen Page), che incarna una teen ager dei nostri tempi, che nonostante le piccole debolezze dovute ad un’età obiettivamente difficile dimostra una sicurezza ed un’energia interiore sicuramente al di fuori dell’ordinario. Queste caratteristiche, unite ad un estro confinante con la stravaganza ed una parlantina tagliente contribuiscono alla definizione di un personaggio profondamente umano (nonostante gli evidenti eccessi) al punto che si potrebbe supporre di incontrare qualcuno di molto simile a Juno anche nelle nostre città.

Il film, che mantiene una grande leggerezza per tutta la sua piacevole durata, evita con grande abilità le trappole del cinismo e del patetismo grazie soprattutto a dialoghi che mettono in discussione in maniera costante tutti gli stereotipi di simili situazioni di gravidanza. Spesso anzi, la ragazza del liceo che rimaneva incinta era una figura di secondo piano, di cui si sapeva che aveva lasciato la scuola dopo il “fattaccio”. Qui Juno non solo non lascia la scuola ma la sua involontaria gravidanza diventa quasi una protesta ed una sfida alle convenzioni (invece di diventare una madre inadatta o di ricorrere all’aborto sceglie l’adozione). La penna molto felice dalla quale è nato questo piccolo gioiello altri non è che Diablo Cody (al secolo Brook Busey-Hunt) ex spogliarellista poi diventata giornalista che ha goduto di una certa notorietà grazie al suo blog “Pussy Ranch”, in cui relazionava in maniera semiseria delle sue avventure nel mondo dello strip-tease.

In ogni caso rincuora sapere che almeno il vincitore della seconda festa del cinema di Roma troverà una distribuzione nelle nostre sale.

La frase: "Vi darei questa cosetta anche subito, ma adesso sembrerebbe un gamberetto e forse è il caso che la faccia diventare più carina.".

Mauro Corso

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