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Gli ultimi saranno ultimi











Gli ultimi saranno ultimi. Definirlo una commedia non sarebbe giusto. E’ meglio dire che si tratta di un film drammatico dai toni accessi, soprattutto nel finale. Certo, non mancano battute e, di conseguenza, risate, ma ciò che distingue la pellicola di Massimiliano Bruno è la capacità di affrontare svariati temi attuali, che di leggero hanno ben poco.
Il regista, però, non è riuscito a creare quel rapporto tra commedia e dramma che il pubblico si potrebbe aspettare. Il lato comico, infatti, emerge soprattutto nella parte iniziale, mentre dalla metà in poi la pellicola è improntata soprattutto su situazioni amare, piene di sofferenza e prive di una qualsiasi via d’uscita. Ci sarà un lieto fine? Di norma, una commedia lo prevede, ma come vi abbiamo anticipato, non si tratta di un progetto come tanti.
Il film vede come protagonisti i coniugi Luciana Collacci (Paola Cortellesi) e Stefano (Alessandro Gassmann), che cercano di avere un bambino dopo che la donna ha subito un aborto spontaneo. Dopo molti anni di attesa, Luciana scopre di essere incinta e ciò cambierà la loro vita di coppia radicalmente, ma in peggio. La gravidanza, infatti, non verrà vista di buon occhio dal suo datore di lavoro, che la licenzierà, lasciandola senza lavoro e, quindi, senza uno stipendio, essenziale ora che è in arrivo una nuova vita. Stefano, dal canto suo, non vuole lavorare sotto un padrone e, per questo, cerca di portare a termine affari che si rivelano sempre delle fregature. Alle vicende legate alla coppia, si intrecciano quelle del poliziotto veneto Antonio Zanzotto, trasferito a Roma con disonore dal nord e, per questo, deriso dai suoi nuovi colleghi. In passato, infatti, l’uomo ha commesso un errore e, a causa sua, ha perso la vita il giovane collega che lui considerava come un figlio. Questo dolore lo accompagnerà per tutta la durata della pellicola. In realtà le due storie si intrecceranno solo alla fine, quando la donna prenderà una decisione che potrebbe compromettere la sua vita e quella del suo bambino, ancora in grembo, per sempre.
Un particolare interessante è la scelta della scena iniziale: il regista ha voluto aprire il ‘sipario’ mostrando ciò che accadrà in futuro, ma senza svelare nulla allo spettatore su come andrà a finire; infatti, nonostante si possa fin da subito immaginare un epilogo negativo, niente è come sembra. È interessante perché la struttura ricorda un po’ quella degli horror di Dario Argento: non capisci mai chi sia il vero colpevole fino a quando non ce l’hai davanti.
Nel corso del film, inoltre, ci saranno rimandi a quel futuro tanto atteso dallo spettatore, che vuole capire fin da subito cosa succederà nel finale. Il progetto, dai risvolti drammatici, affronta temi molto attuali e, purtroppo, conosciuti e vissuti dai più: difficoltà economiche, perdita del lavoro, diversità e crisi famigliare. Tutti problemi che, in un modo o in un altro, fanno parte della vita quotidiana di ognuno di noi e che Massimiliano Bruno è riuscito a raccontare senza annoiare il pubblico, che riesce ad immedesimarsi nei panni di ognuno dei personaggi. Ciò è dovuto senz’altro alla bravura degli attori, che hanno dimostrato quanto possa essere dura vivere in un mondo che non lascia spazio ai sogni e alle speranze.
Letteralmente spiazzanti le ultime scene, nelle quali la Cortellesi ha dato prova di essere un’attrice a tutto tondo, in grado di impersonare anche i ruoli drammatici con una naturalezza quasi surreale. A colpire maggiormente, però, è stato Fabrizio Bentivoglio, che - con il suo dialetto veneto e il suo atteggiamento strafottente - non ha fatto solo ridere, ma anche piangere. Come se quelle emozioni le avessimo vissute in prima persona: il suo dolore diventa il nostro. Questo è possibile soprattutto grazie alla sua grande capacità espressiva e, in particolare, ai suoi sguardi e al suo tono della voce. Ad Alessandro Gassmann, invece, non è stato dato lo spazio che avrebbe meritato. E’ come se il suo personaggio passasse in secondo piano nel corso del lungometraggio, anche se la sua interpretazione è stata ottima. D’altronde Gassmann ha già dimostrato di poter dare vita a personaggi molto diversi tra loro con grande maestria. E’ giusto menzionare anche l’interpretazione di Stefano Fresi, che veste i panni di una guardia giurata. Un ruolo secondario, ma decisamente importante per lo svolgimento dei fatti.

La frase:
"Nostro Signore ha detto che gli ultimi saranno i primi, non ha detto di preciso quando".

a cura di Rosanna Donato

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