Fortapàsc
Indagare, denunciando pubblicamente una società assediata (ecco il riferimento cinematografico italianizzato del titolo) da criminalità, corruzione, violenza, è un pericoloso atto di coraggio civile. Cresciuto politicamente nel movimento del 1977, Giancarlo Siani si impegnò nel periodico "Osservatorio sulla Camorra" e poi come praticante, si definiva "l’abusivo" - che è anche il titolo di un libro su di lui - per "il Mattino", soprattutto in cronaca nera a Torre Annunziata, dove il quotidiano (per risparmiare) gli faceva fare anche il fotografo. Grazie ad una promozione - o allontanamento – ottenne una scrivania nella sede di Napoli, ma venne assassinato poco prima dell’assunzione. E’ stato un vero giornalista (l’unico ammazzato dalla Camorra) "d’assalto", attivo anche in inchieste, iniziative, incontri con gli studenti. Al quale il caporedattore, tipico esponente dell’accettazione dello "status quo", aveva spiegato la differenza tra i giornalisti "giornalisti" e "impiegati". Apparteneva alla prima categoria, Siani, mosso dalla passione per il compito di questo mestiere, dalla convinzione che "per scegliere, la gente deve sapere".

Sceneggiatura a tre (più una collaborazione), "Fortapàsc" ha un percorso stentato di alcuni anni per lo più per problemi di produzione, e durante la lavorazione la famiglia Siani è stata molto vicina ai realizzatori. Filmando in Super 16 per rivedere quegli anni, Marco Risi unisce efficaci momenti collettivi - come il pranzo di comunione del figlio del boss o la mattanza del clan sul sottofondo di una cronaca di una partita di calcio (e un gol di Maradona sincronizzato all’uccisione di un camorrista che indossa la maglietta del campione) - con una speranzosa levità di tocco che risalta vitalismo, talento, pulizia e determinazione del protagonista. Ciò ha dato l’opportunità per un salto di qualità recitativo a Libero De Rienzo che, dopo la precedente decisione di dedicarsi all’attività registica rispetto a quella da attore, ha invece condiviso in pieno – e si avverte - il progetto di questo film.

La frase: "Questo è un paese per giornalisti impiegati".

Federico Raponi

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