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Dallas Buyers Club











Essenziale, divertente, tragico e doloroso…sono tanti gli aggettivi che possono essere usati per descrivere questa opera unica, che gioca con il lato emozionale dello spettatore sorprendendolo di volta in volta. E’ il nuovo film del regista canadese Jean-Marc Vallée, che dopo “C.R.A.Z.Y”, continua a parlare di argomenti socialmente importanti, denunciando il sistema. “Dallasy Buyers Club” è tratto dalla storia vera del texano Ron Woodroof, che negli anni ’80 è divenuto inconsapevolmente paladino dei diritti dei malati di AIDS contro il sistema delle aziende farmaceutiche che volevano imporre le loro direttive politiche e i loro interessi economici, in questo caso contro la Food and Drug Administration americana, a discapito della vera ricerca.
Caratterizzato da una circolarità narrativa, si sviluppa su diversi toni passando dalla commedia alla tragedia, sono infatti i contrasti alla base dell’opera che la strutturano e l’analizzano, mettendo così a nudo livelli e stati emotivi diversi e al tempo stesso mostrando la crescita del protagonista. Sono gli anni ’80 proprio mentre l’AIDS dilaga e le istituzioni brancolano nel buio ed etichettano la Sindrome da Immunodeficienza Acquisita come una malattia legata solo ad alcuni piccoli gruppi sociali, gli omosessuali, dando vita a vere e proprie discriminazioni. E’ in questo frangente che inizia il “calvario” di Ron Woodroof, interpretato dall’eccellente Matthew McConaughey, un rude, volgare, alcolizzato, ignorante e omofobico texano che scopre di essere affetto da HIV e di avere ancora solo 30 giorni di vita. Lui appartiene a quel 10% di persone, così spiegava una rivista dell’epoca, che contrae la malattia a causa di rapporti non protetti, ma l’ignoranza è diffusa e così la paura per cui quando si viene a sapere che è malato, le persone che gli erano amiche improvvisamente gli voltano le spalle, assumendo atteggiamenti sgradevoli. L’unica speranza per Woodroof è riuscire ad assumere un farmaco di nuova sperimentazione attraverso il mercato illegale, ma…quando le scorte finiscono è costretto a trovare un altro modo per sopravvivere.
Intanto il conto alla rovescia sul calendario è quasi alla fine e lo stato di salute non è certo dei migliori; nonostante questo, ricco di speranza, Woodroof sale in macchina per arrivare in Messico alla ricerca di un medico che abbia questo miracoloso farmaco. E’ in questo momento che la vita del protagonista cambia perché il medico, radiato dall’albo in America, applica un nuovo sistema, non ancora certificato, per curare la malattia. Il farmaco che fino ad allora Ron aveva assunto è in realtà estremamente tossico mentre questo, realizzato con elementi naturali, sembra funzionare tanto che, contro ogni pronostico, il vecchio Ron supera i trenta giorni. Un miracolo forse in cui il nostro vede una buona fonte di guadagno, speculando su altri disperati come lui, ma non è con cattiveria o boria che mette in moto la sua macchina per fare soldi, ma solo per avidità.
Travestito da prete varca il confine tra Messico e America portando con sé diverse dosi di medicinale. La vita sembra girare quando Ron trova un alleato in Rayon, interpretato da un irriconoscibile Jared Leto, e insieme fondano la “Dallas Buyers Club”, un’associazione i cui membri, grazie ad una quota associativa mensile, ricevono gratuitamente le nuove medicine che migliorano le loro condizioni di vita. Ecco la rivoluzione! Ovviamente questo sistema scatena la Major farmaceutica americana che supportata dal Governo inizia una lunga e tediosa battaglia legale contro Woodroof. E tutto questo rende Ron un uomo nuovo, un uomo migliore.
E’ un film carico di cinismo, lucidamente ironico, ricco di sentimenti, ma che non scade mai nel sentimentale, oscilla fra commedia e tragedia, sostenuto da un alternarsi di dialoghi brillanti e sequenze crude che mostrano i sintomi della malattia. E’ una lotta continua contro la disperazione per la propria condizione e per la perdita delle persone care, contro la malattia, ma soprattutto contro il sistema.

La frase:
"Mi sta dicendo che valgo quanto un cavallo destinato a diventare cibo per cani?".

a cura di Federica Di Bartolo

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